Foibe, Mattarella: «Il fascismo non c’entra. Fu odio etnico dei comunisti slavi»

sabato 9 febbraio 12:56 - di Redazione

Le foibe e l’esodo, gli «orrori» commessi contro gli italiani del confine orientale, non furono «una ritorsione contro i torti del fascismo, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare». Furono, invece, il «frutto di un odio che era insieme ideologico, etnico e sociale». A dirlo è stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia per il Giorno del Ricordo che si è celebrata al Quirinale. Un intervento durante il quale il capo dello Stato ha esplicitamente puntato l’indice contro i «comunisti jugoslavi», che fecero di quelle terre «un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti», e contro «certa propaganda del comunismo internazionale» che «dipingeva gli esuli come traditori».

Le violenze dei «comunisti jugoslavi»

«Celebrare il Giorno del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente», ha detto Mattarella, sottolineando che «mentre, infatti, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave». «La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenze, uccisioni, rappresaglie, vendette contro gli italiani, lì da sempre residenti».

Mattarella contro il negazionismo: «Il fascismo non c’entra»

«Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché – ha chiarito Mattarella – tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni». «Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria». «Certa propaganda legata al comunismo internazionale dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani», ha avvertito il Capo dello Stato.

«Una ferita che oggi è di tutto il popolo italiano»

Mattarella ha quindi ricordato che «solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione». «L’istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare», ha commentato il presidente della Repubblica, sottolineando che «molti tra i presenti, figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell’animo le cicatrici della vicenda storica che colpì i loro padri e le loro madri». «Ma quella ferita, oggi  – ha concluso Mattarella – è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale, per troppo tempo accantonata».

Commenti

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  • marco 10 febbraio 2019

    E il ruolo dei comunisti italiani? E il nascondimento di chi?Se non del suo partito consociativista e dei governi della Dc?

  • salvatore 10 febbraio 2019

    Stamattina in un trasmissione della RAI un tizio, a conclusione del servizio sulle stragi partigiane comuniste che portarono alle foibe, ha concluso il suo intervento ribadendo che la colpa era stata dei fascisti e che i poveri jugoslavi si stavano solo difendendo. Una vera feccia fatta entrare nelle case degli italiani attraverso un servizio pubblico pagato quindi anche con i soldi nostri. ONORE QUINDI AL PRESIDENTE MATTARELLA CHE HA FINALMENTE, DOPO DECENNI, AVUTO IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITA’

  • Ben Frank 10 febbraio 2019

    Attenti bòcia! se don Mattarelle si converte all’anti anti-fascismo, condannando i crimini dei suoi sodali komunisti, qui gattaci cova… Timeo Mattarellaos, et dona ferentes! meditate, gente, meditate… e fatevi ‘na birretta.

  • Francesco Paolo Sebastio 9 febbraio 2019

    Il Presidente Mattarella,da quel Galantuomo che è , esprime,con il coraggio delle persone per bene,delle verità che pochi hanno il coraggio di affermare.
    Signor Presidente Lei onora la istituzione che rappresenta

    Grazie