Il reddito di cittadinanza? Non è un nuovo New Deal, non può funzionare

Da Giancarlo Cremonini riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

per capire e compiutamente commentare quello che sta accadendo in questi giorni con l’eleborazione del Documento di Economia e Finanza (Def) e della prossima manovra occorre necessariamente e doverosamente fare un breve excursus storico su quello che la Lega è stata, è, e vuole essere. La Lega nasce come partito anti statalista, anti centralista, nemico giurato delle spese improduttive e assistenziali, dell’intervento dello stato nella economia e del trasferimento di risorse dai ceti produttivi a quelli parassitari e dell’impoverimento del nord a favore del sud. Questo è il Dna, l’imprinting, il copyright, della Lega e del suo elettorato. Per trent’anni i capi leghisti hanno ripetuto il loro ossessivo mantra di Roma ladrona che toglieva denari agli operai, agli artigiani, ai lavoratori e agli imprenditori del nord per regalarli al sud improduttivo e fannullone.
Con la nascita del governo gialloverde Salvini-Di Maio la Lega, però, pare aver gettato alle ortiche questo passato, questa eredità per diventare un partito di tipo tradizionale nel senso negativo del termine. Salvini, schiacciato dalla necessità tutta sua di mantenere in vita il governo e di non rompere mai e comunque con Di Maio, ha messo la sua firma su un Def che solo un anno fa avrebbe scatenato le ire e gli strali dei vertici e del popolo della Lega. Un Def che regala nove miliardi di euro al reddito di cittadinanza che, lo sappiamo bene tutti nonostante le ridicole smentite, andrà anche agli immigrati e ai rom. Una pensione di cittadinanza che regalerà 780 euro a chi non ha mai pagato nulla mentre al contrario, chi ha onestamente pagato all’Inps i contributi per una vita, si ritroverà con mille euro di pensione. Un Def che oggettivamente e innegabilmente va a impoverire i ceti medi produttivi del centro nord e a arricchire quelli improduttivi del centro sud danneggiando in tal modo la base elettorale della Lega e premiando invece quella di 5 Stelle, come gli ultimi sondaggi ampiamente dimostrano. Un Def che effettua un massiccio trasferimento di ricchezza dal nord al sud. Un Def che, per finanziare il reddito di cittadinanza, dovrà necessariamente tagliare gli sgravi fiscali sulla casa, sui mutui, sulla sanità, sulle spese veterinarie e chissà quante altre cose.Un Def che non dà nemmeno un centesimo di sgravi Irpef a lavoratori dipendenti e pensionati mentre la flat tax, cavallo di battaglia della Lega, è quasi scomparsa dall’agenda governativa fagocitata dalla necessità di destinare quasi tutte le risorse a reddito e pensioni di cittadinanza. Un Def che destina quasi nulla alle infrastrutture ed agli investimenti per destinare tutto alla spesa corrente e improduttiva. Niente a che fare con il New Deal di Franklin Delano Roosevelt cui Salvini sembra volersi richiamare. Il New Deal, infatti, non regalava soldi ai disoccupati per starsene a casa a non far nulla ma, al contrario, prevedeva l’impiego degli stessi nella costruzione di grandi opere come dighe, centrali idroelettriche, autostrade ed infrastrutture. Esattamente l’opposto di quello che fa il governo Salvini Di Maio che taglia le grandi opere come la Tav, la Tap e la Pedemontana oltre a ridurre le spese nel settore degli investimenti della Difesa.
E mentre si regalano reddito e pensione a stranieri che non hanno mai pagato nulla la Lega sottoscrive un folle Progetto di Legge dei 5 Stelle che vuole tagliare le pensioni agli italiani che hanno versato contributi per quaranta o più anni. Al momento, nonostante tutte le storture contenute nel Def La Lega e Salvini, grazie anche all’effetto spinta della questione immigrazione, godono ancora di ottimi sondaggi in virtù anche del periodo di luna di miele di cui tutti i nuovi governi beneficiano. Ma non bisogna dimenticare che nel 2014 Renzi e il Partito Democratico presero oltre il 40 per cento dei voti e che nei due anni successivi sembravano una macchina da guerra inarrestabile mentre ora sono ridotti all’ombra di loro stessi. Quando i danni del Def incominceranno a farsi sentire, quando il popolo del nord si vedrà tagliate le detrazioni in busta paga, quando la gente si renderà conto che la flat tax è stato solo un bluff e che l’Irpef non scenderà manco di un misero punto e che al Nord arriveranno, forse, solo le briciole, quando le aziende del nord saranno costrette a pagare molto di più il denaro per via dell’aumento dello spread e diventeranno meno competitive sui mercati esteri, allora i sondaggi certamente cambieranno e Salvini dovrà pagare il pedaggio di una alleanza di governo contro natura che, oltre ogni dubbio, sta danneggiando gli interessi del popolo del centro destra e rinnegando i valori fondanti stessi della Lega. La sfida all’Europa qui è solo un diversivo, fumo negli occhi per il popolo e un metodo per rinsaldare i ranghi delle proprie truppe. Se il deficit al 2,4 fosse stato fatto per creare ricchezza con investimenti in opere pubbliche e sgravi fiscali saremmo tutti a fianco del governo contro Moscovici e Juncker. Purtroppo così non è perché questo aumento del deficit serve solo a permettere a Di Maio di mantenere le sue folli promesse elettorati. E, purtoppo, il bene di Di Maio non coincide con quello dell’Italia.