Comprare un bambino a Bruxelles: nel cuore dell’Ue la fiera dell’utero in affitto

Per due giorni nel cuore anche simbolico dell’Europa, a Bruxelles, è andata in scena la fiera dell’utero in affitto. Si chiama “Men having babies”, ed è la quarta volta che si svolge nella capitale belga. È «dedicata a uomini gay» che vogliono avere figli, come spiegato sul sito dell’organizzazione che la promuove e che si definisce «non profit». Ma di «non profit» nella pratica della maternità surrogata c’è davvero poco e lo stesso sito di Men having babies rimanda alle modalità di una fiera commerciale in tutto e per tutto. Del resto, comprare un bambino da una madre surrogata costa, e pure parecchio: mediamente intorno ai 150mila dollari.

A questa fiera delle donne povere vendute su catalogo a uomini ricchi, perché si facciano macchine incubatrici di bambini considerati oggetti, i prezzi vanno dai 95mila ai 160mila dollari, come riferito da Tempi, che collega la forbice nei prezzi alla «qualità»: «Le coppie omosessuali che si recano alla fiera – si legge – sfogliano le offerte “soddisfatti o rimborsati” per procurarsi bambini su misura a prezzi variabili, a seconda della “qualità”. Consultano pacchetti completi con tutti i servizi: accompagnamento psicologico, assistenza legale, fornitura di ovuli e anche sperma (alla bisogna), fornitura di madre surrogata, voli e hotel nei paesi individuati dove farla partorire, eccetera».

La fiera-mercato si è svolta la scorsa settimana nei locali dell’Hotel Hilton, che ha anche offerto una comoda convenzione con sconto tra il 25 e il 40% per chi soggiornava lì. Tutto «alla luce del sole», sottolinea ancora Tempi, domandandosi come mai nessun soggetto istituzionale sia intervenuto. In Europa la pratica dell’utero in affitto è vietata. La Commissione e il Parlamento europeo lo hanno ribadito più e più volte, resistendo anche alle formidabili pressioni delle lobby interessate. Che principalmente non sono quelle gay (l’utero in affitto riguarda in ugual misura anche gli eterosessuali), ma quelle che sfruttano il legittimo, impellente desiderio di alcuni esseri umani di essere genitori e che su questo lucrano: da certi soggetti che operano nella sanità ai professionisti chiamati in causa nel processo di “produzione” e poi di “autenticazione della proprietà” del bene-bambino. C’è un motivo se l’Ue ha continuato a dire (o dover dire) no: nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Costituzione dell’Ue, è fatto esplicito divieto di vendere parti del corpo umano per trarne vantaggio economico.

Altrove, fuori dai confini dell’Ue, non va così. E basta spostarsi davvero di poco per accedere a una madre surrogata. Se gli Usa e certi Paesi dell’Asia sono le mete più rinomate, infatti, un mercato fiorente e più economico si trova ameno di tre ore di volo dall’Italia: l’Ucraina è la nuova mecca delle coppie che cercano una donna da sfruttare per farle partorire un bimbo a pagamento. In una inchiesta del 2017, L’Espresso riportava le parole di Albert Mann, direttore della più nota clinica di maternità surrogata dell’Ucraina, la BioTexCom di Kiev, che ironizzava sul fatto che nel Paese «è più facile trovare una donna per una gravidanza surrogata che un tavolo libero in un ristorante di Kiev». Colpa della povertà, acuita dalla crisi con la Russia ma preesistente. Già nel 2009 Repubblica dedicò un’inchiesta alla compravendita di donne e bambini in Ucraina, stimando in 60-100 le coppie italiane che ogni anno andavano a Kiev a fare “turismo della procreazione”. Un approfondimento di marzo di quest’anno, realizzato da Notizie ProVita, parla di un «boom senza precedenti», quantificato in un aumento che «sembra del 1000%» della «richiesta della cosiddetta maternità surrogata».

Si parla di centinaia di bambini comprati e centinaia di donne povere sfruttate. Anche con l’avallo anche di alcune istituzioni italiane. Se il legislatore, infatti, ha finora continuato a considerare questa pratica illegale, numerosi sono stati i sindaci e i giudici che con le iscrizioni anagrafiche, nascondendosi dietro il “bene superiore del bambino”, hanno voluto dare il benestare tanto a questa forma di prevaricazione che coppie ricche esercitano nei confronti di donne povere quanto – peggio ancora – agli affari milionari di faccendieri che sfruttano senza scrupoli desideri e debolezze degli esseri umani.