Ecco cosa rischia davvero l’Italia nella guerra dei Dazi

domenica 11 marzo 11:46 - DI Redazione

Auto da una parte, moto e whiskey dall’altra. Ma non solo. Nella guerra dei Dazi voluta da Trump che si sta scatenando fra gli Usa e la Ue  e che rischia di non avere vincitori, l’elenco dei prodotti che potrebbero subire pesanti rialzi di prezzo è lunghissima. E comprende non solo auto, moto e whiskey ma anche prodotti agroalimentari, acciaio e alluminio, barche a vela come anche succo di mirtilli, cosmetici ma anche prodotti del fashion, abiti, scarpe, accessori. E tanto altro.

E a rischiare di più è proprio l’Italia, grande esportatore verso gli Usa. È sui consumatori e sulle famiglie italiane che ricadrebbe l’onere.

Mentre le trattative sono in stallo e Trump minaccia di  tassare le auto europee ed altri prodotti se la Ue non abbasserà le proprie barriere e tariffe, c’e chi inizia a fare i conti della serva su quelle che potrebbero essere le conseguenze reali e immediate della guerra sui Dazi.

Le associazioni dei consumatori sono, ovviamente, sul piede di guerra dopo la decisione di Trump di imporre tasse doganali del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Una misura definita dal tycoon “una necessità per la sicurezza” degli Stati Uniti che, se applicata anche sull’Ue, penalizzerebbe soprattutto i grandi esportatori come l’Italia.

La guerra commerciale con gli Stati Uniti infatti – secondo una analisi condotta dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat – metterebbe a rischio 40,5 miliardi di esportazioni Made in Italy che hanno raggiunto nel 2017 il record storico grazie ad un aumento del 9,8% rispetto all’anno precedente.

“Gli Stati Uniti – sottolinea la Coldiretti – sono di gran lunga il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall’Unione Europea con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare. La nuova strategia Usa denominata “America First” sembra avere fino ad ora i primi effetti in una politica monetaria aggressiva che rischia di costare caro all’Italia anche in campo alimentare considerato che le esportazioni di cibo e bevande sono aumentate del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre”.

“Gli Usa – continua la Coldiretti – si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta“.

Secondo il Codacons, invece, “la guerra dei dazi che sta per scoppiare tra Stati Uniti ed Europa rischia di determinare una pesante stangata a carico delle famiglie italiane“.

“Il pericolo più che concreto è che a fare le spese dei dazi siano i consumatori finali, attraverso un inevitabile rincaro dei prezzi al dettaglio in numerosissimi settori – spiega il presidente Codacons – Le industrie italiane colpite dagli effetti delle politiche protezionistiche, infatti, dovranno aumentare i prezzi per recuperare i guadagni perduti, ma soprattutto eventuali contromisure da parte dell’Ue determineranno rincari a cascata dei listini di una moltitudine di prodotti di largo consumo venduti in Italia e importati dagli Stati Uniti, come succo d’arancia, alcolici e dolciumi vari”.

L’eventuale ritorsione dell’Unione Europea ai dazi statunitensi, secondo le stime di Coldiretti, colpirebbe 328 milioni di euro di importazioni statunitensi annuali in Italia che riguardano principalmente manufatti in ferro, acciaio e ghisa per 235,3 milioni, barche a vela e a motore da diporto per 31,6 milioni e l’agroalimentare per 29,6 milioni.

La richiesta di escludere l’Unione Europea dalla lista dei Paesi colpiti dai dazi su acciaio e alluminio è accompagnata infatti dalla minaccia di ricorso al Wto con il varo di misure di riequilibrio che colpiscono alcuni prodotti importati dagli Usa, che dovranno essere attivate entro un massimo di 90 giorni dall’entrata in vigore dei dazi americani.

Nella black list varata dall’Unione Europea sulla quale applicare dazi ci sono anche, secondo la Coldiretti, abiti (t-shirt, pantaloni, biancheria, scarpe) che l’Italia importa dagli Usa per 18,6 milioni di euro nel 2017, cosmetici (rossetti, ciprie, manicure) per 10,4 milioni di euro e le motociclette per 2,5 milioni di euro.

Tra i prodotti agroalimentari Usa colpiti dai dazi europei, invece, secondo l’ipotesi di lavoro della Commissione Europea, ci sono il bourbon whiskey con le importazioni in Italia che valgono 25 milioni di euro, i mirtilli per 2,5 milioni e il burro d’arachidi per 630mila euro mentre gli arrivi di succo d’arancia, riso, tabacco, sigari, granoturco dolce e riso soffiato riguardano importi ancora minori.

 

 

Commenti

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  • fdesalvo@aconet.it 12 marzo 2018

    SIAMO REALISTI ! Trump si difende dalla globalizzazione, perché sopratutto in India la manodopera costa meno e così costa meno anche l’acciaio e la corrispondente industria americana va a rotoli. Lo stesso Trump ha raccomandato ai suoi produttori di acciaio di migliorare la loro tecnologia in modo da superare la differenza di costo, perché non potrà tenere il dazio in eterno,ma questo è stato passato senza notizia
    La nostra Coldiretti si lamenta, ma solo qualche mese addietro aveva chiesto a gran voce un dazio contro il riso orientale, e da tempo contro l’olio tunisino.
    Ciascuno fa i suoi interessi, da che mondo è mondo. Inutile protestare, se vogliamo la globalizzazione dobbiamo rassegnarci a far scendere le nostre retribuzioni al livello degli indiani.
    Esempio: cinquant’anni fa circa proprio gli U.S.A. avevano scoperto un modo nuovo di fare il carbonato sodico con dissoluzione diretta con sondaggi dai giacimenti di trona. Tutte le sue industrie di carbonato col metodo classico erano progressivamente fallite. Un bel giorno arriva una nave da 20.000 t nel porto di La Spezia. La vicina Solvay (Rosignano) se ne era accorta e la nave non aveva fatto in tempo a scaricare che le era arrivato un decreto di dazio del…….. indovinate? ……. 100% circa.
    Alla faccia del 25% di Trump

  • marimanzo@gmx.net 12 marzo 2018

    Donald Trump ci mette i dazi.? E chissene frega ! Intanto i ricconi americani avranno
    sempre il desiderio del made in Italy.

  • marimanzo@gmx.net 12 marzo 2018

    Mio padre diceva sempre che tutta la me…viene dagli USA…quanto aveva ragione.
    Altro che America first…ci mancava solo “Donald Dug” come presidente!

  • renata.bortolozzi@tin.it 12 marzo 2018

    forse sbaglierò, ma io penso che i dazi promessi da Trump non dovrebbero essere particolarmente onerosi per l’ Italia perchè noi esportiamo prodotti di eccellenza che vengono acquistate dalle persone facoltose e costoro non saranno certamente frenati da un aumento del prezzo.

  • giorgio.conti@unipr.it 12 marzo 2018

    egregio Salvatore, parole sante e condivisibili.E poi basta con queste sanzioni alla Russia, le facciano loro; ma loro parlano solo, bisogna poi vedere il tutto alla prova dei fatti. Durante la guerra di Corea, dopo la fine della seconda guerra mondiale, gli Inglesi, alleati degli americani e le industrie belliche targate USA,vendevano le armi alla Cina, tanto per fare un piccolo esempio.

  • corrado.bassanese@inwind.it 12 marzo 2018

    scusate, ma cosa c’entra l’agroalimentare italiano o il made in Italy con i dazi su alluminio e acciaio? ma fino a ieri, non dicevano che fossimo noi a importare acciaio? inoltre, da quando abbiamo perso l’Istria con le relative cave di bauxite, mi sembra che l’alluminio non sia una grande risorsa. E se anche l’Europa applicasse i dazi su motociclette, cosmetici, “mirtilli”, ecc. a noi cosa cambierebbe? Attenzione alle “fake news”

  • cardi.f@web.de 12 marzo 2018

    Vabbè, ce ne faremmo una ragione! L’Italia della moda mica ha bisogno delle brache e delle magliette importate dagli USA, la grappa nostrana è meglio del bourbon, invece delle Harley si possono acquistare anche Guzzi e Ducati, che fanno oltretuttto meno rumore. certo, le esportazioni alimentari mancate farebbero male, ma il nostro vino e la nostra pasta potremmo mangiarla noi, non sono meglio del burro d’arachidi? Vedrete comunque, che la UE calerà prima o poi le brache…

  • eleonora4198@virgilio.it 12 marzo 2018

    vorrei precisare che i sazi ci sono da una vita . e non sono spariti solo perchè siamo in europa , vero il contrario .avete mai avuto la sfortuna di acquistare all’estero ovvero in germania ? se ritiri la merce paghi alla dogana . non solo in germania l’iva non esiste , si chiama tassa al 10% che il contribuente scarica durante la dichiarazione dei reditti . ecco perchè loro scaricano gli scontrini . fate una prova , e ragionate sulle balle della ue sui dazi americani . grazie

  • fabs@ymail.com 12 marzo 2018

    IO DIREI DI CHIUDERE LE PORTE AD OGNI PRODODTTO MADE IN USA ED ALTRI, PAESI CHE STANNO INFESTANDO LA NOSTRA ABITUDINE DI MANGIARE PORCHERIE DEL MONDO, SE AMERICA VUOLE PRODOTTI ITALIANI CHE SONO I PIù GENUINI DEL MONDO , TRANNE QUALCHE FALSARIO, DEVE PAGARE IL DOPPIO DEL VALORE DELLA MERCE, DOBBIAMO ESSERE ANCHE NOI SEVERISSIMI, NON ABBIAMO BISOGNO D’IMMONDIZIE DI ALTRE NAZIONE, NE ABBIAMO ABBASTANZA DELLA NOSTRA, DI CUI POLITICA, E CONSUMO VANNO A BRACCETTO. VOGLIONO IMPAURIRCI PERCHè CON LE NUOVE ELEZIONI POSSIAMO AVERE VOCE IN CAPITOLO, LA NOSTRA ITALIA, è DIVENTATA IL DEPOSITO ED IMMONDIZZAIO DEGLI STATI UNITI D’AMERICA, CON TUTTE LE ARMI PARCHEGGIATE NEL NOSTRO PAESE, CHE SE LI PORTANO A CASA LORO, NOI NON SIAMO IN GUERRA CON NESSUNO, MA LORO SONO IN GUERRA CON OGNI STATO PER TOGLIERGLI LE LORO RICHEZZE, MA IN ITALIA CI SONO MOLTI LECCA LECCA, ED ACCETTANO OGNI CAGATA CHE VIENE DA FUORI, SE INCOMINCIAMO A CONFISCARE OGNI PRODOTTO STRANIERO VENDUTO IN ITALIA, ED INCARCERARE CHI LO METTE IN COMERCIO LE COSE CAMBIANO, POSSIAMO VIVERE CON I NOSTRI PRODOTTI.

    • marimanzo@gmx.net 12 marzo 2018

      Bravo Salvatore, parole sante, sono al 100% d’accordo con lei. Speriamo che i nostri politici
      ai quali abbiamo dato la nostra fiducia si comportino di conseguenza.