La furia dei Dervisci iraniani: cinque agenti uccisi (Video – immagini forti)

Cinque agenti delle forze di sicurezza iraniane sono rimasti uccisi nel corso di scontri con i membri dei Dervisci Gonabadi, setta appartenente all’ordine dei sufi, nella zona nord di Teheran. Lo ha riferito il sito dell’emittente Press Tv, precisando che le violenze sono scoppiate durante una manifestazione non autorizzata davanti all’abitazione del leader sufi Nourali Tabandeh. Nel corso degli scontri, scoppiati nel quartiere Pasdaran della capitale, uno degli assalitori a bordo di un bus ha investito un gruppo di agenti, uccidendone tre, come ha reso noto il portavoce della polizia, il generale Saeed Montazer-al-Mahdi. Successivamente il portavoce ha spiegato sull’app Telegram che altri due poliziotti hanno perso la vita in altrettanti attacchi sferrati dai membri della setta nello stesso luogo: uno investito da un’auto e un altro accoltellato. Si contano, inoltre, 30 feriti tra le forze di sicurezza e diversi tra gli assalitori. Montazer-al-Mahdi, citato dall’agenzia ufficiale Irna, ha dichiarato che oltre 300 persone, tra cui i responsabili delle morti degli agenti e i leader della protesta, sono stati arrestati e che nel quartiere è stato ripristinato l’ordine. Sporadicamente i sostenitori di Tabandeh organizzano dei sit-in vicino alla sua casa a Teheran, temendo che il 90enne leader sufi, ex vice ministro della Giustizia dopo la rivoluzione del 1979, possa essere arrestato dalle forze di sicurezza. I timori si sono rafforzati dopo gli arresti di alcuni sufi durante le proteste antigovernative che hanno infiammato la Repubblica islamica nei giorni a cavallo di Capodanno. Il sit-in dal quale sono scaturiti i violenti incidenti della notte era iniziato ieri mattina davanti a una caserma della polizia di Teheran per chiedere il rilascio di un detenuto. Più tardi i manifestanti, alcuni dei quali armati di coltello secondo Press Tv, si erano spostati nei pressi dell’abitazione di Tabandeh, provocando l’intervento della polizia che ha tentato di disperderli.
L’Ordine dei Dervisci Gonabadi è uno dei tre rami dell’Ordine sufi Nematollahi. Il nome dell’Ordine trae origine dalla città di Gonabad, nella provincia del Khorasan, dove nacque il fondatore e gran maestro Sultan Ali Shah. A oggi, secondo un rapporto della Commissione Immigrazione e Rifugiati del Canada, quello dei Dervisci Gonabadi è il più grande Ordine sufi in Iran con oltre due milioni di seguaci sparsi su tutto il territorio, comprese le grandi città come Teheran e Isfahan. Altruismo, generosità, spiritualità e tolleranza religiosa sono le parole d’ordine dei Dervisci Gonabadi. Gli affiliati alla setta si considerano sciiti a tutti gli effetti. Durante i loro riti, che si tengono di solito la sera del giovedì e della domenica, gli scritti di poeti sufi come Rumi e la musica hanno un ruolo importante così come la pratica del ‘dhikr’, il ricordo di Allah, esercizio spirituale che consiste nel ripetere come un mantra i nomi santi di Dio. Attualmente il leader dell’Ordine dei Dervisci Gonabadi è Nourali Tabandeh, ex vice ministro della Giustizia dopo la rivoluzione islamica del 1979 che, secondo i suoi seguaci, rischia di essere arrestato dalla polizia iraniana. I sufi Gonabadi, infatti, al pari di molte altre minoranze religiose, sono discriminati in Iran. Secondo l’Iran Human Rights Documentation Center, ong con sede negli Stati Uniti che si occupa di documentare la situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica, i “Dervisci Gonabadi sono soggetti a restrizioni nel loro diritto al lavoro”. Nel suo rapporto il gruppo denuncia numerosi episodi di licenziamento nella pubblica amministrazione di affiliati alla setta “sulla base della loro fede”.