Anche il paese di sinistra dice no agli immigrati: la lezione del referendum di Laurenzana

Laurenzana non è un paese di destra, a Laurenzana non ci sono sezioni di CasaPound, ma neanche della Lega o di Fratelli d’Italia. A Laurenzana il centrosinistra oscilla tra il 45 e il 75%. Laurenzana, in provincia di Potenza, è un Comune che potremmo definire di sinistra, dove la destra non ha mai avuto un radicamento strutturato. A Laurenzana il sindaco del Partito democratico, ma eletto in una civica, forte del consenso che la sinistra ha in quel Comune, ha proposto un referendum per chiedere ai cittadini se fossero o meno favorevoli ad accogliere immigrati nel proprio territorio.

Al referendum l’80% dice no agli immigrati

Contro quel referendum si sono schierati il prefetto, che lo ha vietato, il vescovo, che ha chiesto di accogliere gli immigrati senza riserva, e gli stessi esponenti politici di Laurenzana, che hanno chiesto di votare per il Si. A Laurenzana non è andato nessun esponente del centrodestra, di Casa Pound, della Lega a fare campagna elettorale. Il sindaco di Laurenzana, con il coraggio che va sempre riconosciuto a quanti hanno la forza di affrontare l’opinione pubblica, ha fatto svolgere il referendum. Il risultato finale è stato che oltre l’80% dei votanti ha espresso chiaramente la propria contrarietà all’arrivo di masse di clandestini nel piccolo Comune lucano (413 votanti, 341 no, 59 sì).

A Laurenzana una rivolta democratica

A leggere i commenti a caldo sembra quasi che Laurenzana si sia trasformata nella sede secondaria del KKK, nell’Alabama di Basilicata. La mia home di Facebook è piena dei commenti degli illuminati che definiscono «paesanotti», «razzisti», ecc ecc.., i cittadini che si sono schierati per non volere il proprio Comune stravolto dalla presenza di persone di dubbia identità ed insicura provenienza, rispolverando così il vecchio adagio giacobino secondo cui se la maggioranza non la pensa come gli illuminati va stroncata. La Basilicata è diventata il luogo della sinistra sperimentazione della sostituzione etnica, teorizzata dalla sinistra mondiale e che trova facile coltura in una terra che si sta spopolando a causa delle difficoltà lavorative, che stanno eradicando migliaia di giovani dalla propria terra in cerca di occupazione altrove. Mentre il presidente Pittella, fratello del più noto leader del Partito socialista europeo, è pronto a costruire nel suo paese natale una statua (sembra una battuta, ma non lo è) che si erga ad imperituro ricordo della sua capacità di accoglienza, mentre la Regione Basilicata sottoscrive l’accordo che prevede una sempre maggiore apertura della nostra terra a chiunque, mentre il fior fiore di pseudo intellettuali, gerarchi cattolici e politici fanno dell’ideologia immigrazionista il nuovo vangelo, in un piccolo comune della Basilicata inizia una silenziosa rivolta democratica.

Le comunità locali hanno il diritto di dire la loro

Un popolo ha il diritto di poter decidere circa lo stravolgimento della propria stessa identità etnica, storica e culturale e ha il diritto di poterlo fare democraticamente tramite il voto. Il referendum di Laurenzana è un esempio che va seguito in tutti i Comuni. I sindaci non sono i proprietari della storia di una comunità e hanno il dovere di consultare direttamente il popolo quando devono decidere se consentire il definitivo e non più revocabile stravolgimento della struttura sociale di questa comunità. La democrazia è un valore da difendere sempre, un valore da difendere contro ogni forma di rigurgito totalitario provenienti da elites che hanno tradito il proprio popolo. Dovrebbe diventare una battaglia di civiltà e di partecipazione di tutto il centrodestra o quanto meno delle forze che sovraniste e identitarie: “A nessuna comunità locale può essere imposta la presenza di immigrati senza un preventivo referendum locale”. È un banale principio democratico e partecipativo che può servire per far capire che a volere la sostituzione etnica di un popolo ci sono soltanto alcune sparute minoranze chiassose e potenti, mentre il popolo è in difesa della sua storia, delle sue radici e di un futuro che non può essere stravolto.