«Volete i migranti?»: il Comune vuole dire la sua. E fa il referendum

Il sindaco Michele Ungaro ha deciso di chiederlo direttamente ai suoi concittadini, con un referendum: «Volete voi che arrivino migranti nel territorio di Laurenzana?». Così domani gli abitanti di questo Comune in provincia di Potenza, che sulla carta conta 1800 anime ma nella realtà ha un numero di residenti anche inferiore, potranno dire la loro su uno dei temi più spinosi e sensibili dell’attualità italiana.

Sull’accoglienza la parola ai cittadini

Il referendum è stato indetto da Ungaro, eletto con una lista civica, a settembre, su sollecitazione di alcuni cittadini. Da un paio di mesi andava avanti il confronto – per alcuni un vero e proprio braccio di ferro – tra la prefettura e i sindaci della zona sul tema dell’accoglienza. Ungaro aveva detto pubblicamente di sentirsi «bypassato» nella programmazione dell’accoglienza, che rischiava di essere gestita in maniera non adeguata e di avere un impatto sul tessuto sociale che la cittadina poteva non essere in grado di fronteggiare. Da qui, dunque, la decisione di dare voce alla comunità, facendola votare.

Il precedente nel Bresciano

La scelta di Ungaro ha suscitato alcune critiche da parte della prefettura, che ha sottolineato come la consultazione risulti illegittima poiché il tema dell’accoglienza non è materia su cui si possa svolgere un referendum comunale. Ma in Italia esiste comunque un precedente: Treviso Bresciano, dove nel marzo dello scorso anno, dopo la richiesta della prefettura di aderire allo Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati), il sindaco Mauro Piccinelli decise di dare la parola ai 550 abitanti del borgo. Che risposero «no».

Tisci: «Dal sindaco una scelta politica corretta»

«Il sindaco ha fatto bene a indire il referendum», commenta Antonio Tisci, avvocato e coordinatore regionale del Movimento nazionale per la Sovranità in Basilicata. È vero che formalmente l’accoglienza non può essere materia di referendum comunale, ma «politicamente sancisce il principio fondamentale secondo il quale su decisioni così importanti, che possono stravolgere il tessuto sociale e la vita di una comunità, va consultato il popolo». Tisci cita i precedenti di Comuni della Basilicata in cui, a colpi di 10 o 20 migranti per volta, le comunità locali si sono poi ritrovate a confrontarsi con centinaia di presenze straniere, in realtà in cui magari i residenti erano pochi di più o, talvolta, perfino di meno. «La prefettura non vede i disordini provocati a Potenza e provincia dall’arrivo degli stranieri, ma vorrebbe vietare ai cittadini di esprimersi su questo tema», aggiunge Tisci, ricordando che a Potenza diversi richiedenti asilo sono stati arrestati per spaccio e si sono registrati casi di cronaca piuttosto seri. «Politicamente è giusto che gli abitanti di Laurenzana possano dire la loro su una questione che rischia di stravolgerne la vita. È una possibilità – conclude l’esponente di Mns – che dovrebbero avere tutti gli italiani».