L’incredibile Renzi: «Grazie a noi gli italiani vivono meglio di prima»

Come se non fosse accaduto niente, fino a oggi. Come se la sua stagione fosse stata tutta rose e fiori. Fa finta di nulla, Matteo Renzi. E torna alla carica cercando di svegliare i suoi, che sono ancora frastornati dalle botte ricevute dall’elettorato e dai sondaggi che circolano da settimane. «Mancano 65 giorni. Non lasceremo questo Paese a chi vive di rancore e di rabbia. Mettiamoci al lavoro, amici, senza paura. Perché il 4 marzo sia una bellissima giornata, avanti», scrive su Facebook ed entra suonando le trombe nel vivo della campagna elettorale. «Dunque, si parte davvero – esordisce il segretario del Pd – Voteremo il 4 marzo». Chiaramente attacca gli avversari, usando sempre le stesse parole: «Da un lato ci sono le promesse mirabolanti di Berlusconi e Salvini, il tandem dello spread e del populismo. Dall’altro Di Maio e Grillo, che vogliono referendum su euro e vaccini, promettendo assistenzialismo e sussidi. E poi ci siamo noi. Che in questi anni abbiamo lavorato tanto e sbagliato qualcosa ma che siamo una squadra credibile e affidabile».

Matteo Renzi: con noi si vive meglio

Riecco spuntare il fantasma dello spread, l’arma con cui – durante il tristemente famoso golpe istituzionale – hanno “sparato” sul governo di centrodestra per sostituirlo con tecnici, Monti, la Fornero e compagni. Ma Renzi non si accontenta e si elogia da solo: «In questi anni tutti gli indicatori economici hanno cambiato verso, nessuno escluso – rivendica incredibilmente l’ex premier – Presentiamo dei risultati, allora: il Paese sta meglio di prima. Ma presentiamo soprattutto idee per andare ancora avanti, perché siamo i primi a non accontentarci. Vogliamo più futuro, vogliamo più vita, vogliamo più qualità. E pensiamo all’Italia che vuole creare lavoro, non assistenzialismo. L’Italia dei diritti, del sociale, della cultura. L’Italia che non esce dall’Euro, ma porta umanità in Europa. Questi siamo noi. Siamo oggettivamente tutta un’altra storia rispetto al populismo a cinque stelle e all’estremismo di questa destra leghista».