Noemi, il caso si complica: «A ucciderla è stato il padre del fidanzato»

Dopo il ritrovamento del corpo di Noemi. Dopo il fermo del suo fidanzato 17enne, presunto killer della ragazza. Dopo lo choc, il dolore, le accuse e le recriminazioni sulla possibilità – al vaglio di Csm e ministero – di un’allarme rimasto inascoltato e di una denuncia, forse sottovalutata, adesso i riflettori cambiano angolazione e si spostano sui genitori di vittima e carnefice: è il papà della 16enne scomparsa da Specchia e ritrovata morta in località Castrignano del Capo a intervenire e accusare: «Il ragazzo non c’entra. Il vero omicida è suo padre».

Noemi, una faida senza fine, finita nel più tragico dei modi

Del resto, in questa vicenda i genitori dell’assassino reo confesso e della vittima hanno giocato fin dall’inizio un ruolo importante sulla relazione tra i due adolescenti, tanto che i contorni che tratteggiano questa drammatica storia di amore malato e morte, assumono via via che passano le ore i contorni di una faida familiare, acrimoniosa fino al più tragico degli epiloghi possibili. Quei segni sul volto, le fughe da casa, quel malessere latente sempre e comunque, che oscuravano lo sguardo di una ragazzina come tante che credeva nel sogno dell’amore e che ha finito per vivere solo i suoi tormentati risvolti da incubo non erano passati inosservati alla mamma, arrivata a denunciare il giovane all’origine di quelle sofferenze fisiche e interiori. «È violento, sbandato e pericoloso, fate qualcosa per favore»: aveva detto la mamma di Noemi quando, nel maggio scorso, si era rivolta disperata ai carabinieri di Specchia per sporgere denuncia e in qualche modo per allontanare quel giovane così estremo dalla figlia così fragile.

Le denunce, le accuse, e una ragazza barbaramente uccisa

E dopo la denuncia presentata dalla madre di Noemi è stata il turno dei genitori del “baby assassino” che, nel tentativo di ribaltare la situazione, hanno controdenunciato  Noemi e la famiglia. «È stata lei a farlo diventare un mostro, hanno mandato gente da Taviano per ucciderlo», riporta oggi il Corriere della sera riferendo le dichiarazioni della madre del 17enne sotto accusa. Una faida familiare, si diceva, terminata solo con la morte di Noemi: e tra una denuncia finita alla procura per i minorenni di Lecce – come scrive sempre il Corriere «Imma Rizzo aveva chiesto anche l’intervento dei servizi sociali perché sentiva che la situazione poteva sfuggire al suo controllo… e il tribunale ha emesso un provvedimento di presa in carico della ragazza da parte dei servizi sociali», ma quando era ormai già il 6 settembre – c’è l’omicidio di Noemi che, i primi accertamenti autoptici rivelano, non sarebbe deceduta a causa di colpi inferti con una pietra. Nulla di certo ancora, insomma: a parte la morte di una ragazzina barbaramente uccisa e a malapena sepolta sotto qualche pietra racimolata nelle campagne leccesi.