Contrada, l’assoluzione dettata dalla Corte europea: il reato non esisteva

È stata la pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo a determinare la revoca della condanna di Bruno Contrada da parte della Cassazione. È quanto si evince dalle motivazioni della sentenza emessa il 6 luglio dai giudici di piazza Cavour. Gli ermellini avevano dichiarato la condanna inflitta dalla Corte d’Appello nel 2006 «ineseguibile e improduttiva di effetti penali». L’ex numero due del Sisde era stato condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa

Lo Stato obbligato ad ascoltare la Cedu

Nel 2015 la Cedu aveva dichiarato la condanna illegittima «in quanto emessa in relazione a condotte che, al tempo della loro commissione, non costituivano reato e, perciò, contrastante con il principio di legalità sancito dall’art. 7 Cedu». Una pronuncia ora recepita anche dalla nostra Suprema Corte, che in questo modo – spiega l’avvocato di Contrada, Stefano Giordano – «afferma alcuni specifici principi». Il primo è che «le sentenze della Corte Edu – ha chiarito il legale – hanno portata immediatamente percettiva per tutte le parti interessate, in primis per lo Stato destinatario della pronuncia, di modo che lo Stato medesimo (e per esso i suoi organi, a partire da quelli giudiziari) è obbligato a darvi esecuzione, senza godere di alcun margine di discrezionalità al riguardo».

Il legale: «Bruno Contrada va reputato innocente»

Inoltre, «a fronte di sentenze della Corte Edu che abbiano affermato la violazione dell’art. 7 della Convenzione da parte del giudice nazionale – ha aggiunto Giordano – non è consentita a quest’ultimo alcuna riapertura del processo (attraverso lo strumento della revisione c.d. europea), dal momento che, essendo stata accertata dalla Corte europea la mancanza di base legale del supposto reato, non si può (ri)celebrare un processo per un reato inesistente». «Di conseguenza – ha sottolinea ancora l’avvocato – in questo caso, lo strumento processuale atto a consentire l’ottemperanza dell’ordinamento interno alla sentenza della Corte Edu è l’incidente di esecuzione volto alla rimozione degli effetti del giudicato censurato dalla Corte Europea». In conclusione, quindi, «avendo la Corte di Cassazione rimosso dall’ordinamento tutti gli effetti della pronuncia che aveva affermato la responsabilità penale di Bruno Contrada, quest’ultimo deve reputarsi, sotto ogni profilo, innocente».