Mafia, la Cassazione annulla la sentenza di condanna a Bruno Contrada

Annullata la sentenza di condanna per Bruno Contrada, l’ex 007 che ha finito di scontare una condanna a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza emessa lo scorso ottobre dalla Corte d’appello di Palermo che aveva dichiarato inammissibile il ricorso con cui si chiedeva la revoca della sentenza di condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex numero due del Sisde Bruno Contrada. La decisione dei giudici con l’ermellino è arrivata nella tarda serata di ieri. La Cassazione, come si legge nel provvedimento, dichiara «ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza emessa nei confronti di Contrada dalla Corte di appello di Palermo in data 25 febbraio 2006, irrevocabile in data 10 maggio 2007».

Bruno Contrada: «Non mollerò mai»

L’istanza di revoca era stata presentata dal difensore di Contrada, l’avvocato Stefano Giordano in virtù della decisione della Corte europea dei diritti dell’Uomo che, nel 2015, aveva stabilito che l’ex poliziotto non avrebbe dovuto essere condannato: il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, negli anni in cui venne contestato all’imputato, infatti, non sarebbe stato codificato in maniera sufficientemente chiara, secondo i giudici della Corte europea. Per i giudici della corte d’appello di Palermo invece, come si leggeva nell’ordinanza adesso annullata, «la situazione venutasi a creare a seguito della pronuncia da parte della corte Edu si fonda su un’interpretazione comunitaria di fatto incompatibile con l’ordinamento giuridico italiano». «Ancora una volta con argomentazioni apodittiche – aveva commentato l’avvocato Giordano – lo Stato italiano si sottrae all’esecuzione delle statuizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo violando così palesemente obblighi internazionali e pattizi. Chiederemo che si pronuncino le sezioni unite della Cassazione». Ma oggi la novità. Lo scorso autunno, Contrada aveva detto: «Lotterò per avere giustizia finché avrò fiato, non mollo. Non mollerò mai. Non posso permettere che io muoia e lasciare ai miei figli e ai miei nipoti un nome infangato. Non posso mollare perché voglio avere giustizia».