Ricordo di Giorgio Locchi, che previde il “male americano” prima degli altri

Oggi ricorre l’anniversario della scomparsa di Giorgio Locchi, morto a Parigi, dove viveva dagli anni Cinquanta, il 25 ottobre del 1992. Oggi Giorgio Locchi, giornalista, saggista, scrittore, non è molto conosciuto in Italia, soprattutto dai giovani, ma fu uno dei pensatori che più incisero sulla comunità anticomunista europea (a lui non piaceva la definizione “destra”) dagli anni Settanta in poi. Poco si sa della sua vita privata, e quello che sappiamo lo dobbiamo alla frequentazione sistematica da parte di suoi “discepoli” italiani, ragazzi provenienti dal neofascismo degli anni Settanta. Questi ragazzi, infiammati dal sacro fuoco della politica e dalla voglia di cambiare questo mondo, andavano a Parigi, a Saint Cloud, dove Locchi viveva e si guadagnava da vivere come corrispondente del quotidiano romano Il Tempo. Tra questi ragazzi ricordiamo senz’altro Gennaro Malgieri, Giuseppe Del Ninno, Mario Trubiano, Marco Tarchi e altri. In ogni caso, per quanto misconosciuto in Italia, Giorgio Locchi fu un po’ il “padre nobile” dei grandi rivolgimenti culturali europei nella famiglia della destra (scriviamo così solo per convenzione), quando dal neofascismo puro si passò alla dimensione culturale, a una Nuova Destra, come poi in effetti fu chiamata, la Nouvelle droite, che guardava oltre il regime fascista ma pensava piuttosto alle potenzialità, peraltro in parte messe in pratica, da quella filosofia e da quella dottrina europeista e antiegalitaria, ancorché modernizzatrice, che avrebbe ancora oggi tasto da dire e da dare alla nostra civiltà un po’ decadente (a voler essere generosi). Poi, la figura di Giorgio Locchi venne allo scoperto in Francia, ma per merito degli italiani, come ricorda Del Ninno. Locchi fu tra i fondatori del GreceGroupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne, creato nel 1968 insieme ad Alain de Benoist, intellettuale e scrittore francese molto noto, che fu con Locchi sin dall’inizio, pur essendo de Benoist più giovane.

Giorgio Locchi visse molti anni a Parigi

Giorgio Locchi era nato a Roma nel 1923, la famiglia aveva contiguità col mondo del cinema e dei doppiatori, lui stesso era amico della famiglia di Sergio Leone; scuole al classico del Nazareno dove, pur essendo lui completamente acattolico, conservò stima e gratitudine per i padri Scolopi, che avevano sempre rispettato la sua libertà di pensiero e che gli garantirono sempre massima autonomia di giudizio e di critica. Proseguì gli studi, orientati particolarmente verso il germanismo, la musica, la scienza della politica, ma soprattutto verso gli studi della civiltà indoeuropea, argomento sul quale ci ha lasciato un libro e numerosissimi scritti. I ragazzi del Fronte della Gioventù e del Msi degli anni Settanta e Ottanta furono letteralmente folgorati dal suo libro Il male americano (Lede editrice), dove Locchi aveva previsto tutto ciò che non sarebbe accaduto ma che sta ancora accadendo. Il fatto di essere usciti sconfitti da una guerra devastante, per Locchi, non annichilisce le idee che a quella guerra portarono. Che infatti sopravvivono nelle più disparate forme e sfumature. Dopo la realizzazione del Grece, che oggi chiameremmo un think tank, la Nuova Destra comincia a farsi conoscere non solo in Francia e in Italia, ma un po’ in tutta l’Europa occidentale. E a proposito di Europa, Locchi volle andare a Berlino nei giorni della riunificazione delle Germanie. La firma di Locchi da quel momento, che utilizzava anche lo pseudonimo di Hans-Jürgen Nigra, iniziò ad apparire sulle riviste vicine alla Nouvelle Droite, come Nouvelle Ecole, Elements, Intervento, la Destra, l’Uomo libero e naturalmente il nostro quotidiano Secolo d’Italia. Frattanto rendeva preziose informazioni ai lettori italiani con superbe corrispondenze dei fatti d’Algeria, sul ’68 francese, e anche sulla nascita dell’esistenzialismo. Come ha scritto in maniera chiara Gennaro Malgieri nel suo mirabile Hommage à Giorgio Locchi (1923-1992) in Synergies européennes nel febbraio del 1993, in realtà le idee di Locchi erano le idee di un’Europa che non esiste più, ma questa non era per lui una ragione per non difenderne o illustrarne i principi. Queste idee riguardano quell’Europa eterna a cui l’Europa economica del nostro dopoguerra non assomiglia per nulla. Ad esempio, nota ancora Malgieri, l’atteggiamento di Locchi verso il fascismo non era di semplice nostalgia o protesta, ma raccoglieva nel fermento culturale di quell’epoca e di quella esperienza tutte le idee e le iniziative che non erano e non sono obsolete. «Ha condiviso con noi i suoi pensieri su questo nella sua opera intitolata L’Essenza del fascismo (Il Tridente, 1981). Egli si riferisce alla visione del mondo che è stata l’ispirazione del fascismo storico, ma non è scomparsa con la sconfitta di quest’ultimo. Questo libro è ancora un “discorso di verità” prodigiosa nel senso greco, che cerca di rimuovere dal fascismo di tutte quelle spiegazioni frammentarie che sono attualmente in corso e tutte le forme di demonizzazione tese a generare pregiudizi».

Giorgio Locchi scrisse anche un libro sul “mito sovrumanista”

Nella sua indagine, infatti, Locchi ha sostenuto che non era possibile capire il fascismo, se non ci siamo accorti che era la prima manifestazione politica di un fenomeno spirituale di più ampia portata, le cui origini risalgono nella seconda metà del XIX secolo e ha chiamato il “surhumanisme”. I poli di questo fenomeno, che si presenta proprio come un enorme campo magnetico, sono Richard Wagner e Friedrich Nietzsche che, attraverso le loro opere, hanno mescolato il nuovo principio e lo hanno portato nella cultura europea tra la fine del XIX e all’inizio del ventesimo secolo. Su questo Locchi ha scritto il libro Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista (edizioni Akropolis), difficile ma estremamente lucido, che ebbe le lodi del critico musicale Paolo Isotta dalle colonne del Corriere della Sera. Locchi ci ha lasciato pochi libri, ma importanti. La sua vita testimonia un impegno coerente, profondo, cruciale, che oggi non sarebbe male approfondire. Su di lui (anche) pochi anni fa Francesco Germinario ha scritto un libro, Tradizione, Mito e Storia (Carocci editore) in cui l’autore definisce i connotati della destra radicale soffermandosi sui suoi esponenti più significativi. Due anni fa alla sede romana di Casapound si è svolta una conferenza su Giorgio Locchi alla presenza del figlio Pierluigi e di Enzo Cipriano, anche lui amico e seguace di Locchi da anni.