L’ultima della Kyenge: «L’Isis si batte integrando meglio i musulmani in Italia»

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Rivuole il suo ministero, è chiaro. Ma non lo dice esplicitamente. La prende alla larga, senza fare alcuna autocritica sul ruolo delle comunità di immigrati musulmani in questa fase di guerra aperta all’Occidente. La colpa è nostra, ovviamente… «Per combattere la radicalizzazione e quindi fare prevenzione rispetto al terrorismo, l’Italia deve dotarsi di un piano nazionale di integrazione, imparando anche dall’esperienza degli altri Paesi. Dovrebbe ripristinare il ministero per l’integrazione, perché chiuderlo è stato un errore, e completare la legge sulla cittadinanza, uno degli strumenti più potenti per inclusione” e la “pari opportunità” soprattutto per le seconde e terze generazioni», sostiene l’europarlamentare Cecile Kyenge in un’intervista sui temi della sicurezza. «Quando ero ministro – spiega – avevo iniziato a lavorare ad un modello che guardasse alla storia del Paese, che è stato di emigrazione, prima che di immigrazione». Secondo Kyenge occorre “partire dalla scuola. Bambini e genitori devono essere al centro”, con “l’accompagnamento di un centro di studiosi” che ne seguano il percorso. Ma secondo l’ex ministro, membro della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni dell’Europarlamento, occorre anche che gli Stati nazionali “integrino gli strumenti di sicurezza” in un approccio globale al fenomeno, approfondendo anche sotto questo aspetto il progetto europeo, per la salvaguardia della sicurezza di milioni di cittadini. «Gli strumenti ci sono – afferma – Fino ad oggi gli Stati hanno resistito a poteri sovranazionali sull’aspetto della sicurezza, ma col rafforzamento di Europol che abbiamo votato alcune settimane fa a Strasburgo, potenziandone competenze e ruolo, andiamo in quella direzione, in un coordinamento europeo dell’intelligence e delle informazioni».