L’analisi – Destra e Sinistra: no, Marx e Nietzsche non si danno la mano

Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 17 aprile) rilancia il tema dell’erosione progressiva delle identità di Destra e Sinistra. E, partendo dalla “fine delle ideologie”, esamina la questione dell’omologazione tra i due versanti classici della topografia politica. Lo fa, non dall’approccio della storia delle idee, ma dei blocchi sociali di riferimento, concludendo che si sono scongelati anche questi e si sono versati indifferentemente nelle istituzioni e nelle aree politiche che tradizionalmente si fronteggiano. La tesi è quella di uno scambio inedito tra consenso e rappresentanza sociale che prescinde da precedenti schemi, rigidi e appunto “ideologici”. Così, l’editorialista avverte la consunzione delle “caratteristiche socio-economiche delle affiliazioni politiche” e cita la divisione emblematica, per lui non più valida, della “proprietà edilizia con la Destra e i metalmeccanici con la Sinistra”. La fine del canale di comunicazione tra identità sociali e identità politiche, provocherebbe, in tal modo, il deteriorarsi di queste ultime, il prevalere delle lobby e l’aumento della corruzione. È una disamina condivisibile, ma solo in parte.

I contenitori di destra e sinistra

La rappresentanza sociale di oggi registra una riduzione delle distanze tra Destra e Sinistra, ma mantiene contenitori prevalenti, anche se non più esclusivi: i proprietari di immobili, per lo più, continuano a votare per la Destra (in senso lato, cioè per il centrodestra in genere) insieme alla maggioranza di militari e forze dell’ordine, commercianti, artigiani, titolari di farmacie, tassisti e comparto agricolo, per fare qualche altro esempio; mentre, la maggioranza dei metalmeccanici vota ancora per la Sinistra e, con loro, gran parte di operai, pensionati, insegnanti, magistrati, intellettuali e artisti. Ci sono, poi, categorie che votano a destra e fanno lobbyng con governi di sinistra e viceversa. Ma questo è normale, rientra nell’ordine delle cose. Per portare a casa provvedimenti che salvaguardino i propri interessi, o per ridurre il danno di leggi o decreti che li possano ledere, i gruppi economici e professionali vanno a trattare con i governi in carica: col premier, con i ministri, con le maggioranze che non hanno votato, magari promettendo che lo faranno al prossimo giro; ma, nelle elezioni successive, finiscono per scegliere le forze politiche con le quali hanno “idem sentire”, da cui si reputano più garantiti; ed è naturale che scartino i partiti i quali difendono storicamente altri interessi, lontani o contrapposti ai loro.

La riva destra è distante dalla riva sinistra

Poi, in ordine ad ambedue gli schieramenti di Destra e Sinistra, c’è una questione che, a dire il vero, Galli della Loggia ha affrontato altre volte e in fondo è la filigrana dei suoi scritti, compresa la sua ottima “Intervista sulla destra” (Laterza).
Al di là dei lettori ottici forniti da classi e dinamiche sociali, c’è un’atlante delle idee, delle filosofie politiche, dei beni immateriali in gioco, financo delle estetiche, le quali tengono sufficientemente distanti la “riva destra” e la “riva sinistra” ? Per capirlo bisogna risalire il fiume e dalle due “rive” andare più a monte. Qui troveremo maggiore larghezza tra le due sponde e scopriremo che le separano ancora antinomie di valori, principi, “luoghi” alternativi in conflitto: natura e cultura, ragione e irrazionalità, tradizione e progresso, individuo e comunità, conservazione e cambiamento, pubblico e privato, genetica ed educazione, eguaglianza e merito, diritti e doveri, ordine e libertà, patria e mondo. Sono “sorgenti” esemplificative da cui poi scaturiscono modi di pensare e comportamenti di persone e gruppi che sono o “si sentono” di destra o di sinistra sui grandi temi della vita contemporanea: biopolitica e migrazioni, terrorismo e sicurezza, benessere e welfare, genere e famiglia, sono solo alcune fattispecie che investono il nostro quotidiano. Certo, avvicinamenti e commistioni sono possibili con posizioni “terze”, o eclettiche o di vero e proprio superamento: lo dimostrano i nuovi movimenti, come M5S in Italia e Podemos in Spagna, ma non sappiamo se si tratti di esperienze che si consolideranno o si esauriranno nel tempo. È, però, evidente che, ancora oggi, al di là del campo della difesa di interessi legittimi, ci sono visioni culturali, interpretazioni del mondo, forse anche antropologie differenti che tengono a distanza di sicurezza la Destra e la Sinistra. L’omologazione non c’è (ancora). Capovolgendo Venditti, Nietzsche e Marx non si danno la mano. Ed è un bene per la politica e non solo.