Gli 007 italiani: 300 fiancheggiatori promuovono l’Isis su Twitter

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«Sono 200-300 le persone che su Twitter fanno comunicazione per Daesh, alimentano la piattaforma con continuità per fare proseliti e alimentare paura, insicurezza e comportamenti irrazionali in Occidente». E’ la stima del Responsabile Comunicazione del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza Paolo Scotto di Castelbianco durante un incontro con gli studenti dell’Università di Genova sul «soft power ai tempi dell’Isis».
«I target che alimentano con continuità sono Twitter, la rete, la stampa e la rivista online Dabiq, che rispetto alla vecchia propaganda di Al-Qaeda sta come un ciclostile anni ’70 al National Geographic», ha osservato Scotto di Castelbianco, secondo il quale «chi racconta che i terroristi del Daesh arrivano sui barconi dalla Libia, racconta delle fregnacce terrificanti, non arrivano con i barconi, non vogliono morire in mare, non ci sono le “houri” (vergini in paradiso ndr) in fondo al mare, c’è soltanto una morte dolorosa e fetente».
Il capo della Comunicazione del Dis mette in guardia dal chiamare Daesh Isis «per non riconoscergli un’entità statuale che non esiste».
Quanto all’arruolamento di combattenti di Daesh nelle città occidentali, secondo Scotto di Castelbianco, si tratta di un rischio legato alla mancata integrazione degli immigrati.
«Le banlieue possono essere i luoghi dove si alimenta il disagio, il malessere, l’insofferenza – ha spiegato – i messaggi del Daesh hanno una forza d’impatto straordinaria, che dà identità a chi è stato espropriato dalla sua identità, chi fa delle vite difficili, chi non è rispettato dalla società».
Secondo Scotto di Castelbianco la rivista Dabiq «è molto bella, in inglese, perché sono contenti se noi ci spaventiamo, dicono che arriveranno a Roma e uccideranno il Papa, tutte idiozie. Ma un’idiozia produce effetti concreti quanto una cosa intelligente, costruisce lo scopo finale del terrorismo: la paura, l’insicurezza, i comportamenti irrazionali».
Daesh usa la comunicazione in modo massiccio e inedito rispetto ad Al-Qaeda per fare proselitismo interno ed esterno, in Occidente, ma anche per colpire a livello di terrorismo psicologico le opinioni pubbliche occidentali. «Tra i nemici del Daesh – ha proseguito – l’Occidente è un nemico lontano, non perché non ci vogliono colpire, nessuno si rassicuri non metto buonumore od ottimismo a buon mercato, ma gran parte della propaganda è locale. Il loro problema primo è locale, sono gli sciiti, sono i sunniti “corrotti”. Il primo pensiero del responsabile comunicazione del Daesh è intra-religioso, più che extra-islamico. Il secondo passaggio è la costruzione dei mujaheddin, fino alla costruzione dei martiri di Allah, il massimo risultato che contraddice l’istinto più elementare dell’uomo, quello di sopravvivere».