Meloni: “Blocchiamo Renzi, ha ceduto ai francesi un pezzo di mare italiano”

“Il 21 marzo 2015 il compagno di Renzi, Gentiloni, ha firmato un trattato con la Francia in cui cedeva ampie zone di acque italiane ai cugini d’oltralpe. Di tutto ciò il popolo italiano ne è rimasto all’oscuro a tal punto che alcuni nostri pescherecci sono stati bloccati e addirittura sequestrati dalle autorità francesi. E’ evidente che il governo Renzi ha accettato la cessione di zone di mare a nord della Sardegna non informando il Parlamento. Faccio un appello ai parlamentari italiani, rappresentanti del popolo e non delle lobby: chiedo al Parlamento di non ratificare questa ennesima infamia contro l’Italia”. Lo scrive, in un post su Facebook, il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che chiede ai parlamentari di unirsi a fronte di uno scandalo denunciato dalle pagine di Libero. “Da quando nel 2011 è stato rimosso l’ultimo governo eletto dal popolo, l’Italia ha rinunciato a difendere i propri interessi nazionali. Con Monti, Letta e Renzi sono stati sacrificati i cittadini italiani per arricchire le lobby bancarie e finanziarie. Ora, in una progressione di stupidità e meschinità, assistiamo all’atto più miserevole degli ultimi anni: Renzi cede alla Francia pezzi di mare italiano davanti a Liguria e Sardegna. Non ci risulta di aver combattuto e perso una guerra negli ultimi anni contro i francesi che giustifichi la cessione di territorio italiano”, conclude la Meloni.

Gli sconfinamenti nelle acque non più italiane

Secondo il quotidiano Libero, si sarebbero già verificati sconfinamenti da parte di imbarcazioni italiane in quel pezzo di mare non più italiani. Il caso più clamoroso è quello del “Mina“, oggetto anche di una interrogazione parlamentare dei Cinque stelle: la barca è stata tratta in stato di fermo, il 13 gennaio scorso, nel porto di Nizza, e poi rilasciata su cauzione. Le acque in cui la barca è stata fermata dai francesi, però, al capitano di bordo risultavano nostre: avrebbero cambiato nazionalità proprio per effetto del trattato Gentiloni-Fabius del 21 marzo 2015.