Sfiducia, su banca Etruria Renzi fa il bullo. Parla e se ne va dall’aula

Un Matteo Renzi spavaldo e “impunito” quello che in aula al Senato ha affrontato il dibattito sulle mozioni di sfiducia presentate da Forza Italia-Lega e dal M5S sul caso di Banca Etruria (l’aula ha respinto quella Fi-Lega con 178 no e 101 sì più un astenuto).  Il premier ha utilizzato i consueti toni arroganti con le opposizioni: “Andrete avanti ancora ad attaccarvi a ogni pezzettino di fango ma aggrappatevi al vostro fango, tenetevi le vostre polemiche. Noi andiamo avanti pensando all’Italia e la lasceremo meglio di come l’abbiamo trovata”. “Su Etruria – ha aggiunto – si sta giocando una strumentalizzazione politica comprensibile, alla quale siamo totalmente abituati e che non ci fa paura, ma totalmente slegata dalla realtà”. Lasciando l’aula ha inoltre detto ai cronisti di avere evitato di “infierire” e di fare polemiche e di voler seguire il dibattito dalla sala del governo perché “quando entro in aula si agitano”.  Un Renzi più presuntuoso che mai, dunque, e sempre più convinto di poter andare avanti incontrastato nel rafforzare il suo sistema di potere. Un solo elemento del suo discorso dovrebbe far riflettere: quando ha parlato del numero di articoli dedicati a Banca Etruria. “Dal primo novembre 2015 al 18 gennaio 2016 il numero degli articoli che la stampa italiana, libera e indipendente, ha dedicato a un tema come l’immigrazione – tema a mio giudizio di qualche rilievo – assomma a un totale di 1760, il numero degli articoli dedicati non alla vicenda banche ma a banca Etruria è di 1889”. Parlare dell’argomento rappresenta dunque, per stessa ammissione del premier, una sfida diretta al sistema renziano. Non una parola, invece, è stata spesa per quelli che dopo l’affaire Etruria hanno perso capitali e speranze. Il fatto poi che il presidente del Consiglio abbia lasciato l’aula subito dopo la replica senza ascoltare le parole dei senatori rappresenta una clamorosa mancanza di rispetto per un dibattito che interessa il futuro finanziario del paese. “Renzi – ha commentato Maurizio Gasparri – è un clandestino in Parlamento, che non dovrebbe essere ascoltato. Fa atto di bullismo parlamentare, viene qui, parla con al suo fianco la gang di ministri e poi va via. Ma se pensa di spaventarci ha trovato gli interlocutori adatti”.