Il caso Renzi: profilo psichico di un uomo «intimamente cattivo»

Matteo Renzi è indubbiamente, in questa fase, un uomo centrale del sistema politico italiano: nessun detrattore può disconoscerlo. Sarà quindi opportuno approfondire il profilo dell’uomo, sia da un punto di vista personologico che il suo contenuto politico, aldilà della polemica riduttiva, della battuta o dell’agire quotidiano.

Lo stato di eccitamento maniacale di Renzi

Innanzitutto come è: la prima cosa che salta subito all’occhio è la sua iperattività, uno stato di eccitamento (quasi maniacale) continuo che probabilmente lui stesso vuol far risaltare, rilasciando interviste solo in movimento. Riesce ad agitare anche l’ascoltatore. E’ dappertutto e vuol stare dappertutto, spazia in lungo e in largo nei Continenti, nelle città d’Italia e nelle associazioni: è in cielo , in terra, in mare (per la Costa Concordia) e in tutti i luoghi. Indubbiamente ha grande capacità di  comunicare, soprattutto attraverso suggestioni che lui esalta in modo sfacciatamente  provocatorio. Ama compiacere e sfoggia tratti artatamente seduttivi: in questo emula il precedente berlusconiano. Ma da Berlusconi lo distaccano marcatamente i sentimenti:

Renzi è «intimamente cattivo»

Renzi, al contrario di Silvio, è intimamente cattivo e ostenta sadicamente la sua volontà maligna. Non solo in quello spietato “Enrico sta sereno” di universale conoscenza, ma nell’eliminazione quasi fisica di tutti gli avversari interni ed esterni che incontra sul cammino. Ostentazione che emerge oggi con la decapitazione politica ( in tempi di Isis ) di ministri, sottosegretari, sindaci, vertici di enti di Stato, manager, ma anche di semplici funzionari e collaboratori. Qualità già anticipate e comprovate quando era sindaco di Firenze, sperimentate su concorrenti di partito e addirittura su fedeli collaboratori: senza nessuna pietà ! (viene in mente la canzone di Ferrandino , ” ma …fuori dal letto nessuna pietà ! ” …. ovviamente qui il letto è politico) . Il tratto di “prima donna” è assolutamente inconfondibile, non vuole nessun uomo vicino che possa minimamente oscurarlo, mentre è più comprensivo con le donne, che spesso mette sugli altari purchè non abbiano alcun tratto maschile e siano piuttosto scialbe: la Mogherini , la Pinotti , la Giannini, la Madia, ecc. Si salva solo la Boschi, che è la sua parte maschile, e di  cui dicono sia sottomesso, non è chiaro se psicologicamente, politicamente o altro (come sostiene Corradino  Mineo) . L’altra parte maschile di Renzi è la moglie (vera) che anche esteticamente sembra più maschile di lui, che glabro e con mossette nella mimica, appare molto più femminile. Che sia narciso non c’è dubbio . Utile rammentare la vicenda con l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio , fino a qual momento tra i suoi più stretti fiduciari. Raccontano i pochi testimoni che recatesi insieme all’Assemblea di Confindustria, Matteo Renzi conquista la platea degli imprenditori e soprattutto il presidente Squinzi, al quale il presidente del Consiglio a fine lavori si propone  disponibile per ogni esigenza. Squinzi, non essendo politico avveduto, risponde candidamente che non ce ne è alcun bisogno, che i rapporti sono già ottimi perchè lui si rivolge quotidianamente alla Presidenza del Consiglio attraverso Del Rio. Renzi si scurisce in volto, non proferisce parola e passa poco tempo che Del Rio è trasferito “d’ufficio” in esilio a fare il Ministro dei Lavori Pubblici, lontano dalla cabina di regia di Palazzo Chigi. A nulla erano valse le successive  telefonate chiarificatrici di Squinzi a sua Eminenza. Ma ciò che si coglie è il vuoto interiore che copre il continuo affacendamento di Renzi e le sue scaltre battute, spesso più furbe che intelligenti. Le regole valgono solo per gli altri, non per lui, anzi le regole le fa lui, a seconda di come servano per liquidare o salvare le persone. Per alcuni c’è garantismo, per altri c’è la dannazione, se questo torna utile. In lui non ci sono contenuti, non c’è un pensiero organico, non c’è un pensiero consolidato, ma solo pensiero pragmatico, rapido, tipico degli opportunisti. E’ un “animale” che a colpire non soffre; nella scala biologica è un animale non evoluto, quindi amorale, il cui fine ultimo è la predazione. Appare piuttosto avere “un compito biologico” da svolgere, sotto la copertura di un istinto. Ma l’istinto è guidato da “qualcuno”, non è chiaro se a Bruxelles (come Monti), a Berlino, o forse ancora più in là, in qualche centrale finanziaria o nel buio della stanza operativa di qualche Potere fortissimo. Grande burattinaio burattinato.