Renzi nei guai per le belle serate: 600mila euro in cene. Chi pagava?

Scontrini, fatture e carte di credito, spese non dettagliate, sono la triste unità di misura della politica targata Pd e dopo le dimissioni di Ignazio Marino il Fatto Quotidiano ha provato a tracciare le spese di rappresentanza anche del premier Matteo Renzi all’epoca in cui ricopriva la carica di presidente della Provincia e poi di sindaco di Firenze. Anche qui si apre un “sancta sanctorum”. Ebbene – leggiamo – «nei quattro anni alla guida della Provincia di Firenze, in soli pasti raggiunse circa 600mila euro, mentre del periodo da sindaco ancora il dettaglio non esiste perché gli scontrini sono al vaglio dei magistrati». Tra i ristoranti preferiti di Renzi all’epoca, scrive il Fatto , c’era “Da Lino”, gestito da  Lino Amantini, locale alle spalle di Palazzo Vecchio. Il quotidiano lo ha intervistato: «Non era mai solo e portava la qualunque. Sa quante tavolate, feste, pranzi e cene di lavoro qui dentro? Un’infinità. E poi si mandava la fattura direttamente al municipio. Da quando Matteo è andato a Roma m’è calato parecchio l’incasso», recita uno dei passaggi cruciali dell’intervista. Subito Renzi ha risposto contattando direttamente il Fatto via sms. «Le cene me le pagavo io. Per primo in Italia ho messo onlie tutte le spese». Ancora. «Tra l’altro il pranzo che viene citato era del 2006 quando ancor non ero neanche in Comune. A questo punto faccio fare una nota ufficiale, lo dico a Filippo Sensi» (il suo portavoce).

Renzi e la carta di credito bloccata

«La nota ufficile non è mai arrivata»,  risponde nell’articolo Davide Vecchi del Fatto. E dopo avere riportato integralmente il messaggio del premier si mettono alcuni puntini sulle i. Renzi è reticente o ha scarsa memoria, visto che il pranzo cui ha acennato Lino Amantini «non era del 2006 ma del 2007 e il conto era di 1.050 euro, come risulta dai documenti della Corte dei Conti». Ancora: «Il signor Ignazio Marino ha dettagliato tutti i nomi dei commensali ed è stato mentito sette volte. Ragion per cui – attacca il Fatto – Renzi ne ha preteso le dimissioni. Può Renzi essere così cortese da fare altrettanto»?. Non solo, ma anche per Renzi ci sono dei dettagli sui suoi viaggi all’estero molto poco chiari: Washington 2008, per esempio, con chi andò e perché. «Con chi era a Boston, quando gli bloccarono la carta di credito per raggiunto limite di spese?»

Corte dei conti«Gravi anomalie»

Che Renzi non ci dica tutto è evidente. Anche quando afferma di essere stato il primo a mettere le spese di rappresentanza  online, non dice il vero, perché quelle note spese, al tempo in cui era presiente della Provincia di Firenze, sono state raccolte dalla Corte dei Conti su indicazione del Tesoro, che vi aveva riscontrato “gravi anomalie”. Molto indicative, poi, le parole Con cui la Corte dei Conti espresse perplessità sul periodo relativo alle spese del 2005-09: quelle anomalie riscontrate erano «connesse con l’utilizzo della carta di credito», ma soprattutto erano viziate «da una carenza di motivazioni sui fini istituzionali, soprattutto in relazione alle spese  generiche e non in grado di dimostrare l’utilità per l’ente». Poi Renzi divennte sindaco di Firenze e delle spese di rappresentanza in quegli anni non c’è un dettaglio preciso. «Non solo online non sitrova, salvo alcune voci generiche e prove di dettagli sulle spese. Ma alcuni consiglieri comunali di opposizione hanno più volte chiesto al Comune di Firenze il rendiconto voce per voce e si sono visti negare gli accessi agli atti». Non solo, ma un  settimana sono tornati all’attacco con una nuova richiesta di accesso agli atti. Senza risposta, per ora. Attendiamo con ansia il momento in cui magari il sindaco Nardella possa porre fine a queste “illazioni” pubblicando sul sito del Comune tutti gli scontrini e le spese rendicontate. Ma da Palazzo Vecchio neanche una parola.