Il lato pop di CasaPound: “Playboy” intervista Iannone

In qualche modo, per lui e per il suo movimento è la definitiva consacrazione pop: Gianluca Iannone, leader di CasaPound Italia, è stato intervistato da Playboy. Il numero in edicola questo mese gli dedica tre pagine fitte di domande e, soprattutto, di risposte che non tradiscono il titolo del servizio: «Politically incorrect».

«Le polemiche? CasaPound va per la sua strada»

Iannone conferma lo spirito controcorrente del movimento, «non omologato», per prendere in prestito una frequente autodefinizione. «Qualunque cosa facciate voi di CasaPound, siete sempre al centro delle polemiche. Lo fate apposta?», chiede il giornalista Bruno Ballardini. «Veramente noi andiamo per la nostra strada, non capisco la domanda», è la risposta del leader di Cpi, che all’accusa di “appropriazione indebita” di icone di sinistra come Rino Gaetano o Che Guevara risponde con un «rigiriamo la questione». «Perché questo maestro di anticonformismo (Rino Gaetano, ndr) deve essere rappresentato da un comitato etico antifascista che ponga recinti, condizioni, veti, ricatti? Gente – sottolinea Iannone – che ha un orgasmo per ogni limitazione dei propri avversari politici… Io credo che il ricordo di un artista debba essere libero, poi ognuno giudicherà se c’è più Rino Gaetano nel fermento ribelle di CasaPound o in questi parrucconi dell’estrema sinistra».

«Chi non ha mai pogato non dovrebbe scrivere musica»

E, ancora, «il primo disco dei Metallica si chiamava “Kill ‘Em All”. Fascisti pure loro? Non ci si può accostare al rock con lo spirito di Tipper Gore o del Parental Advisory»,  dice Iannone all’intervistatore incuriosito dalla presunta violenza di quello che definisce «rock fascista». «Chi non ha mai pogato (ballato il rock sotto palco, prendendosi anche a spallate, ndr) – è la provocazione del leader di Cpi – non dovrebbe scrivere di musica. Forse non dovrebbe scrivere di niente». Poi, certo, nell’intervista si parla anche di immigrazione, sovranità nazionale, made in Italy, geopolitica, impegno nel volontariato, ma sono i temi più pop a illustrare meglio lo spirito del movimento di via Napoleone III. «Che Guevara era un combattente, un uomo che ha messo le proprie idee davanti alla convenienza personale. Era un marxista, ma cosa ci impedisce di riconoscergli l’onore delle armi?», spiega Iannone di fronte alla richiesta di chiarimenti su un’altra presunta “appropriazione indebita”.

Se anche Playboy sente la necessità di “giustificarsi”

Dal colloquio emerge, soprattutto, la differenza tra il modo in cui CasaPound è e si presenta al mondo e la narrazione che ne fanno o ne subiscono gli altri. Autore dell’intervista compreso, che nell’occhiello sente la necessità di prendere le distanze, di precisare che fare un’intervista non significa aderire alle parole e alle idee dell’intervistato. «Lo sapete – scrive Ballardini – a noi piace dare spazio a tutti, al di là di ogni stereotipo o cliché, che invece ci piace abbattere, per cui, che si possano condividere o meno le sue idee, ecco il suo (di Iannone, ndr) personale punto di vista e del movimento che rappresenta…». Un tic che balza ancora più all’occhio su una rivista come Playboy, da cui davvero non ci si aspetterebbe un timore del giudizio così forte. E che appare anche un po’ fuori tempo massimo, se si considera un precedente più che illustre: l’intervista di Julius Evola su Playman, datata febbraio 1970 e intitolata «Conversazione senza complessi con l’ultimo ghibellino».