Nel nuovo libro di Alvi 42 percorsi “eccentrici”: da Tolkien a Greta Garbo

Che l’economista Geminello Alvi fosse uno dei pochi veri irregolari nel panorama culturale italiano contemporaneo lo sapevamo sin dal suo esordio letterario. Lui, che da giovanissimo ha lavorato come assistente del governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi alla Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, nel 1989 fu autore di un libro in cui l’economia era spiegata letterariamente – e poeticamente – attraverso Goethe e Pound, Rudolf Steiner e Silvius Gesell: Le seduzioni economiche di Faust. Intellettuale non-allineato, è da sempre un indagatore delle eresie culturali che hanno agitato e mosso gli ultimi secoli. Parlando di sé e della sua generazione, ha scritto una volta: “A noi è stato concesso lo strano privilegio d’essere, sempre, per poco fuori posto: troppo tardi o troppo presto. In intimo e segreto dissenso, a disagio anche quando siamo in un agio. Con un piede di qua e uno di là, noi mai ci siamo potuti appoggiare in una qualche posizione”. E i suoi libri, editi da Adelphi e da Marsilio, scandiscono un percorso davvero al di fuori di qualsiasi ortodossia accademica.

Di questi, l’ultimo, appena arrivato in libreria (Eccentrici, Adelphi, pp. 184, euro 13,00) è una continuazione di “Uomini del Novecento”, che uscì giusto vent’anni fa, nel 1995. E come allora ebbe l’ardire di raccontare il secolo breve attraverso figure sino ad allora poco frequentate dal pensiero storico dominante, da Julius Evola a Adriano Olivetti, da Giuseppe Tucci a Jim Morrison e Tazio Nuvolari, stavolta Alvi va ancora oltre, raccontando il secolo scorso con quarantadue brevi biografie di figure eccentriche ed eterodosse ma in realtà fortemente rappresentative. Si va da occhialuti alchimisti rovinati dall’assenzio a lottatori che combattono contro le tigri a pugni nudi e si convertono all’ascetismo per soggiogare ben altre belve, da temerari aeronauti che atterranno sul tetto dei grandi magazzini di Parigi a inventori di cannoni eterici, da pittori monocromi devoti a Santa Rita a digiunatrici poliglotte. L’elenco è assai intrigante: da J.R.R. Tolkien a Oliver Hardy, da Cary Grant a Lovecraft, da James Stewart a Buster Keaton, da Greta Garbo al capo indiano Geronimo.

Su tutti spicca la biografia del barone von Ungern Sternberg, il generale dei cosacchi buddista che, combattendo i comunisti sovietici, morì fucilato a trentacinque anni. I mongoli videro in lui la reincarnazione di Gengis Khan. Rammentava di aver creato un ordine militare buddista. Fece aggiungere agli atti del processo che lo condusse alla morte: “Nei testi buddisti e negli antichi libri cristiani si leggono gravi profezie per il tempo in cui dovrà cominciare la lotta tra spiriti del bene e spiriti del male. Quando la depravazione invaderà il mondo per cancellare la civiltà e negare la diversità dei popoli”.