Riforme, il ddl Boschi va direttamente in aula. Forza Italia: «Inaccettabile»

La disponibilità delle opposizione a ritirare gli emendamenti al ddl Boschi sulle riforme costituzionali in cambio dl rinvio in commissione non ha sortito l’effetto sperato. Da domani, infatti, il testo sarà all’esame del Senato. Lo ha deciso a maggioranza la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Politicamente significa che Renzi ha calcolato il rischio e che non ha paura più di tanto dei numeri ballerini dell’aula. «Forzatura inaccettabile», ha tuonato il capogruppo forzista Paolo Romani. Sulla carta i dissidenti del Pd dovrebbero (mai come in questi casi il condizionale è d’obbligo) essere poco meno di una trentina, cui vanno aggiunti dieci malpancisti del Ncd. Tutti insieme dovrebbero andare a saldarsi con il fronte dell’opposizione che va da Sel alla Lega passando per Forza Italia e M5S. Saranno compatti?

Sulle riforme asse Lotti-Verdini per trovare i voti al Senato

Il premier ne dubita molto se sul ddl Boschi ha scelto lo scontro frontale. O forse ha ricevuto rassicurazioni circa la decisione del presidente Grasso sulla “rivotabilità” dell’art. 2, quello sull’elettività dei senatori. E lì che il governo rischia di andare sotto. E Renzi lo sa. Non per niente il fedelissimo Luca Lotti è già all’opera. In piena sintonia – secondo l’Huffington post – con Denis Verdini. A dar retta al blog diretto da Lucia Annunziata, manovre di convincimento sarebbero già in atto per “convincere” parlamentari di maggioranza dubbiosi o per favorire cambi di casacca tra quelli dell’opposizione. Per lunedì, intanto, è convocata la direzione del Pd. Ma anche tale decisione nasconde non poche insidie per il governo.

Sul ddl Boschi Renzi convoca la Direzione: insorge la minoranza

Renzi pensa di usare il voto in direzione (dove ha la maggioranza) come sanzione positiva alla sua linea. Ma sin da ora la minoranza interna nega che un eventuale pronunciamento di quell’organismo possa condizionare il voto dei senatori: «Sulla Costituzione non esiste disciplina di partito», si affretta a precisare il bersaniano Alfredo D’Attorre. Il clima nel Pd, insomma, volge decisamente al peggio sebbene sia tipico delle fasi così concitate preludere ad accordi insperati. Sia come sia, il cerino ora è nelle mani di Grasso. Senza dimenticare che sulla sorte del ddl Boschi vigila Mattarella.