Putin dà uno schiaffo a Renzi: «Voglio incontrare Silvio Berlusconi»

Un incontro tra Vladimir Putin e Silvio Berlusconi, in occasione della visita del presidente russo in Italia. Sarebbe un fuori programma rispetto all’agenda ufficiale, su cui si sta spendendo direttamente il Cremlino. «Si sta studiando la possibilità di un incontro tra Putin e Berlusconi e non si esclude che si possa svolgere a Roma la sera del 10 giugno dopo l’udienza del presidente russo dal Papa», ha detto il consigliere diplomatico di Putin Iuri Ushakov, citato dalla Tass.

Gli incontri con Renzi e Bergoglio

Mercoledì Putin sarà a Milano per la Giornata nazionale russa dell’Expo. A margine di quell’evento è fissato un incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Successivamente, Putin sarà ricevuto in Vaticano da Papa Francesco, con il quale molto probabilmente discuterà della situazione in Ucraina e della questione dei cristiani in Medio Oriente. Inoltre, all’ordine del giorno ci saranno anche «possibili ulteriori contatti» tra il presidente russo e il Pontefice, anche se Ushakov ha chiarito di non sapere se si parlerà anche di una visita di Bergoglio in Russia, visto che «questo tema riguarda non solo lo Stato», ma anche la Chiesa ortodossa russa.

Renzi appiattito sul G7

Nessuna indiscrezione è trapelata, invece, sull’incontro di Putin con Berlusconi. Ma è facile capire che, oltre all’antica amicizia che lega i due, alla base dell’appuntamento ci possa essere anche una ragione di “diplomazia parallela”. Tanto più all’indomani di un G7 in cui Mosca è stata il convitato di pietra, Barack Obama ha accusato Putin di voler «ricreare i fasti dell’impero sovietico» e l’Italia è apparsa appiattita sulle posizioni dei partner. «Non ho niente da spiegargli che lui non sappia da solo: la stella polare, la bussola, è l’accordo di Minsk. Spero che tutti i tipi di dialogo in campo diano frutti», si è limitato a dire Renzi, concedendo un timido accenno al fatto che bisogna «ricoinvolgere la Russia nelle questioni internazionali», ma rimandando qualsiasi tipo di analisi più articolata al Consiglio europeo di fine giugno.

La presa di posizione di Berlusconi

Toni lontani anni luce dalla ferma presa di posizione con cui, un mese fa, il 9 maggio, il Cavaliere stigmatizzò la diserzione delle potenze occidentali delle celebrazioni a Mosca per il settantesimo della Seconda Guerra Mondiale. In una lettera al Corriere della Sera, l’ex premier parlò dell’isolamento della Russia come di «un errore di prospettiva», ricordando che «per sostenere le sfide» della crisi economica e della minaccia del terrorismo islamico «è fondamentale avere la Russia dalla nostra parte» e che «è ridicolo pensare» di risolvere problemi come la crisi ucraina «senza o contro Mosca».

Dal G7 «nostalgia di Guerra Fredda»

Esattamente quello che, invece, il G7 ha confermato di voler fare, come sottolineato anche dall’ex ministro degli Esteri Franco Frattini in un intervento su Avvenire, sotto il titolo «Nostalgia di Guerra Fredda». «Uno dei temi dominanti del summit sembra essere stato la conferma della politica di containment (contenimento) verso la Federazione Russa; e containment è anche dire poco, dato che ho sentito persino voci sconsiderate parlare della necessità di puntare missili occidentali verso Mosca», ha scritto Frattini, secondo il quale «un clima da guerra fredda non c’entra proprio nulla con la doverosa risposta che Occidente e Nato devono a Paesi dell’Est europeo, che percepiscono storiche ostilità e rinnovata diffidenza verso la Russia». «Non credo che una nuova divisione in due blocchi serva a dare risposte definitive a quelle preoccupazioni. Innescherebbe semmai – ha concluso Frattini – una nuova spirale, negativa a mio avviso più per l’Occidente che per la stessa Russia».