Addio banda larga: altro rinvio del Governo Renzi su un tema cruciale

“Il decreto legge sulla banda larga è stato fatto a pezzi”, scrive “Il Corriere della Sera”. Letteralmente e ufficialmente. Come ha chiarito ieri il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che pure si era speso sull’urgenza di procedere con decreto, il governo punterà ora a una doppia exit strategy: alcuni strumenti come la partnership pubblico-privata, l’intervento diretto e quello a incentivo, dovranno essere autorizzati dal Cipe in autunno, più precisamente tra settembre e ottobre quando «si sarà conclusa la consultazione con gli operatori e sarà stato messo a punto il piano operativo». Per altri strumenti come credito d’imposta, voucher per le famiglie e fondo di garanzia si ricorrerà a un disegno di legge. Forse.

Eppure la banda larga era una priorità per il premier

Di fatto il governo di Matteo Renzi ha dovuto fare marcia indietro, non solo perché in questa maniera il piano per fornire agli italiani una banda ultralarga, in linea con l’agenda europea 2020 e con le esigenze di innovazione del Paese, perde di massa critica rendendo molto più incerto il raggiungimento degli obiettivi. Ma anche perché senza un decreto legge La vicenda • Lo sviluppo della banda ultralarga in Italia non sarà oggetto di un intervento in un decreto legge ad hoc: sarà la riunione del Cipe del prossimo autunno, tra settembre e ottobre, a decidere su incentivi e partnership.

Hanno vinto le pressioni di Telecom Italia

É il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli, a dare l’annuncio della strategia che il governo intende adottare: «Per una serie di strumenti non c’è bisogno di una norma primaria» viene a mancare il forte endorsement politico di cui la materia di cui si dibatte da anni aveva onestamente bisogno. Ora si tratterà di capire cosa potrebbe rimanere dell’impianto iniziale. La prima riunione del coordinamento a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione si svolgerà martedì prossimo, ha annunciato ancora Giacomelli: «II governo conferma il suo impegno per la realizzazione delle infrastrutture e conferma anche gli strumenti che saranno usati». In realtà alcune fonti del governo stesso considerano lo stop una sorta di arretramento di fronte alle pressioni di Telecom Italia. Nella sua formulazione iniziale il documento favoriva difatti la distribuzione di risorse verso la tecnologia Ftth, la fibra a casa, laddove il gruppo telefonico ha scelto di procedere in parte con il Fttc, la fibra fino agli armadi per preservare l’ultimo miglio in rame.