Lobby gay scatenata: ora sono proibiti anche i convegni sulla famiglia

Nell’Italia devastata dal politically correct non è più consentito nemmeno organizzare un convegno in difesa della famiglia. Ha dell’incredibile la polemica scatenata dalla “lobby gay ” (con le solite mosche cocchiere del Pd) contro l’incontro organizzato per il 17 gennaio (Giornata della famiglia) dall’associazione Obiettivo Chaire e da Alleanza cattolica. Il titolo del convegno (sponsorizzato dalla Regione Lombardia)  è quanto di più tranquillo e inoffensivo ci possa essere: “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. A chi può dare fastidio? A nessuno che abbia un minimo di buon senso. Ma a menti agitate e sconvolte dall’ideologismo evidentemente da fastidio. Con zelo degno di miglior causa, gli attivisti gay sono andati a visitare il sito dell’associazione e hanno scoperto che tra gli scopi di Obiettivo Chaire c’è quello  di  aiutare «giovani e meno giovani, feriti nella propria identità sessuale, in particolare per tendenze di natura omosessuale». Apriti cielo! Tanto è bastato per far scattare l’accusa di omofobia, con tanto di annunciata mobilitazione. Il caso è stato immediatamente montato dall’edizione on line de la Repubblica , che ha alzato il tiro anche contro il presidente della Regione. Questo l’incendiario titolo: « “I gay vanno curati” , anche Maroni partecipa al convegno omofono».

Intolleranza e censura

Conoscevamo la capacità di manipolazione dell’apparato “progressista” , ma questa volta siamo proprio all’intolleranza più violenta e alla censura più vieta. I giovani del Pd hanno annunciato per il 17 un “presidio” con questo bellicoso proposito: «Andiamo a ricordare a Maroni che di famiglia non ce n’è una sola». Alla contestazione parteciperanno anche gli attivisti dell’associazionismo gay e dell’Altra Europa con Tsipras. Insomma, tutto il Circo Barnum del politicamente corretto  s’è messo in movimento. Né poteva mancare il solito Cecchi Paone, il quale,  interpellato da Repubblica ha parlato di un «atto gravissimo» e aggiungendo di non  stupirsi del fatto che «ci sia il mondo cattolico oltranzista a insistere su una tesi antiscientifica e antiumana».

L’intimidazione più grave

E non fnisce qui. La censura più grave che s’annuncia è quella del senatore del Pd Andrea Marcucci. Prendendo a pretesto il fatto che il convegno ha anche la sponsorizzazione dell’Expo (è prassi da circa un anno per le iniziative patrocinate dalla Regione Lombardia), il parlamentare dem ha dichiarato che presenterà una interrogazione al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, che ha le deleghe ad Expo. Marcucci ha anche chiesto alla Regione Lombardia di non concedere sala e patrocinio all’iniziativa. E altrettanto hanno fatto i senatori Sergio Lo Giudice e Maria Cecilia Guerra. Non s’era mai vista una mobiltazione tanto imponente per un tranquillo convegno sulla famiglia. Al Pirellone sembrano però intenzionati a tenere il punto. Secondo l’assessore alle Culture, Cristina Cappellini, si tratta solo di strumentalizzazioni. L’assessore ha spiegato che la Regione ha «promosso legittimamente e convintamente»  l’incontro che «ha come unico scopo quello di riflettere sul valore e sul futuro della famiglia naturale, che per noi rappresenta il modello cardine di famiglia». Speriamo che tale proposito sarà alla fine rispettato e che Maroni non si faccia intimidire. Se le cose non andassero così, ci troveremmo di fronte a un gravissimo caso di intimidazione “politicamente corretta”.