Fisco, il Pd sospetta che la “manina” sia della vigilessa renziana

Accordo o (non) accorto? La diversa consonante racchiude per intero lo psicodramma che sta vivendo Matteo Renzi e, con lui, lo staff di Palazzo Chigi e tutto il governo. Perché delle due l’una: o il premier era d’accordo con Berlusconi (che, a detta dei suoi detrattori, ne avrebbe beneficiato) nell’inserire nel decreto sul fisco una norma finalizzata a depenalizzare, anche penalmente, evasioni fiscali di lieve entità o non si è accorto che qualcuno gliel’ha rifilata sotto il naso, a sua insaputa. Nel primo caso, ha sbagliato a revocare in omaggio all’antiberlusconismo militante una misura di buon senso; nel secondo, ha dato pessima prova di sé come premier attento a quel che approva e poi comunica ai cittadini. In entrambi i casi ne esce con le ossa rotte.

La sinistra pd coperta dall’Huffington Post

A Palazzo Chigi è allarme rosso: la sinistra del Pd non sta nella pelle al solo pensiero di inchiodare l’inviso premier alla croce del Nazareno (absit iniuria…) con la copertura delle palle incatenate sparate dall’Huffington Post. Proprio dalla lettura del blog diretto da Lucia Annunziata si può agevolmente evincere che la sinistra interna si accinge ad ingaggiare un colossale regolamento di conti, dagli esiti imprevedibili. Con le dimissioni che Napolitano formalizzerà il 14 gennaio prossimo, è improbabile che il governo possa risentirne più di tanto, anche se il ministro dell’Economia Padoan è fuori dai panni per i sospetti che si erano in un primo tempo addensati sul suo dicastero e persino su di lui ed i Cinquestelle hanno messo nel mirino Antonella Manzione, già comandante dei vigili urbani di Firenze, che Renzi ha fortissimamente voluto alla guida del supersensibile dipartimento giuridico di Palazzo Chigi.

La “manina” della Manzione, la regia di Lotti

Dire Manzione è come dire Renzi, ma anche Luca Lotti, vero alter ego del premier ed uomo di raccordo con Denis Verdini, plenipotenziario del Cavaliere. Se è quella di Manzione la “manina” che ha infilato la (giusta) norma dello scandalo, impensabile che lo abbia fatto di propria iniziativa anche perché tutti i ministri giurano che nel testo approvato non c’era. Non resta quindi che l’input del premier e quindi la prevalenza della tesi dell’accordo su quella dell'(non) accorto. A questo punto, solo Lotti può tirare fuori il premier dal pasticciaccio brutto in cui si trova e nel quale non sarebbe mai finito se solo fosse stato più coraggioso. Come? Assumendosi la piena responsabilità dell’input. In fondo, qualcuno dev’essere stato. Il fatto che ci sia di mezzo il patto de Nazareno non autorizza nessuno, neppure Renzi, a trincerarsi dietro lo Spirito Santo.