Addio a Virna Lisi, la star che mai si è piegata ai compromessi

Il mondo dello spettacolo – e non solo – in lutto per la scomparsa di Virna Lisi, morta nella sua casa romana all’età di 78 anni. Un addio improvviso il suo. Silenzioso. Il figlio Corrado, che ha dato la notizia, ha detto che la madre si è spenta tranquillamente nel sonno. Eppure lo star system, italiano e internazionale, ha sempre accreditato di lei l’immagine della donna e della diva combattiva e leale. Determinata e agguerrtia, anche se sempre con classe. Eppure, nonostante l’addio alla scena della vita sia stato improvviso quanto elegante, resta comunque il rammarico di non averla potuta accompagnare idealmente nella sua ultima, decisiva battaglia: quella scatena da un male incurabile che le era stato diagnosticato solo un mese fa.

Virna Lisi, donna e diva di classe

Attrice di rara e raffinata bellezza. Donna schiva e riservata a dispetto di una popolarità dilagante che ha attraversato i confini di casa nostra, conquistando persino Hollywood che all’epoca del suo esordio giovanile avrebbe voluto inquadrarla nel ruolo dell’anti Marylin, rigorosamente bionda svampita: una scelta a cui l’attrice ha voltato con fermezza e disinvoltura le spalle. Interprete credibile sia in ruoli brillanti che drammatici, Virna Lisi ha saputo infondere carattere e stile ai personaggi da lei intepretati sul grande come sul piccolo schermo, a dispetto di mode femminili ed epopee spettacolari dominate ora da maggiorate – quando lei era elegantemente filiforme – ora da dive di ultima generazione devote alla chirurgia plastica, una convenzione estetica da lei snobbata nobilitando sul suo volto anche i segni del tempo, vissuti come evoluzione naturale di fascino e carisma invidiabili. Riuscendo sempre ad apparire bella e intensa, sia come giovane musa di Luigi Capuano della Luna nuova,(1955), sia che prestasse versatilità istrionica ad Antonio Pietrangeli per Lo scapolo accanto a Sordi (1955), sia sul set de Le bambole (1965) di Dino Risi,  de La cicala (1980) di Alberto Lattuada, di Sapore di mare (1982) di Carlo Vanzina.

Il successo nonostante non fosse di sinistra

Premiata a Cannes, da quattro David di Donatello (di cui due alla carriera), sei Nastri d’argento, è stata interprete coinvolgente anche se impegnata sul fronte della fiction televisiva a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua carriera. Una carriera costellata di successi nonostante la lisi, ancora una volta in controtendenza con la legge non scritta che disciplina regole e procedure dello spettacolo, non fosse ascrivibile al mondo radical chic di stampo rigorosamente progressista. Una verità confermata dalla sue stesse parole non più tardi di un paio di mesi fa quando, intervistata dal Fatto quotidiano l’attrice dichiarava senza remore o giri di parole di non aver mai condiviso logiche e privilegi appannaggio degli esponenti di quel mondo radical chic di cui tanto diffidava. Lei, che è stata tra i pochi ad uscire dal coro dei consensi e dichiarare – a dispetto dei trionfalismi e dei facili nazionalismi cinefili – quanto e perchè il film di Sorrentino non le fosse piaciuto («mi è sembrato una brutta copia de La dolce vita», disse a riguardo). Lei, chiara e diretta – come sempre – nei dichiarare quello che ancora oggi molti attori e registi hanno il timore di confessare: se non sei di sinistra non lavori, o lavori poco. Un esempio su tutti, quello da lei proposto: Pietro Germi, a proposito del quale solo il 29 settembre scorso Virna Lisi diceva: «È stato forse il più grande regista d’Italia. Gli avessero dedicato una strada, una piazza, un Festival. Niente. Non era comunista, è vero, ma com’è questo fatto che se uno è comunista lavora e se non lo è non lavora più?». Un’altra grande diva che se ne va. Un altro esempio di coerenza e talento che si spegne. Addio Virna.