Virna Lisi all’attacco del cinema radical chic: «Se non sei di sinistra non lavori»

«Con quella bocca può dire ciò che vuole», recitava negli anni Sessanta la reclame di un dentifricio. La bocca in questione era quella di Virna Lisi, celebratissima attrice italiana, simbolo indiscusso di bellezza e di bravura. Una fuoriclasse del cinema e della tv, che ha avuto tutto dalla sua carriera e che, forse, proprio per questo può permettersi il lusso di spendere qualche osservazione fuori dal coro, al di là delle ipocrisie che imperversano nel mondo dello spettacolo. Eccola, quindi, in un’intervista al Fatto quotidiano, andare all’attacco contro il cinema radical chic: prima una spietata bocciatura del premio Oscar La grande bellezza («Il film di Sorrentino non mi piaciuto, mi è sembrato una brutta copia de La dolce vita»). Poi la considerazione che fanno tutti, a denti stretti, ma che in pochi a Cinecittà hanno il fegato di dire. A proposito di uno dei più grandi registi italiani, dice Virna Lisi: «Pietro Germi è stato forse il più grande regista d’Italia. Gli avessero dedicato una strada, una piazza, un Festival. Niente. Non era comunista, è vero, ma com’è questo fatto che se uno è comunista lavora e se non lo è non lavora più?». Un atto d’accusa che ha fatto scalpore sui giornali, ma non ci sorprende. In occasione di un premio artistico, a rilanciare il tema era stata Donna Assunta Almirante. In quel caso il riferimento era ad Anna Magnani, arruolata a sinistra dopo il film Roma città aperta. Arruolamento che era toccato anche ad Aldo Fabrizi il quale non aveva mai avuto simpatie di sinistra. Spiegò bene come funzionavano le cose il regista Carlo Lizzani, che nel Partito comunista era stato intellettuale organico: «Ci sono stati personaggi visceralmente anticomunisti, come Pietro Germi, o vicini alla destra come De Sica, gente che riceveva applausi in tutto il mondo meritandoli, che hanno avuto lo stesso destino». Mentre sull’ostracismo nei confronti di Germi, fu il produttore Felice Laudadio a spiegare le ragioni: «In un momento in cui gli intellettuali erano tutti di sinistra, spesso o spessissimo con il Pci, Germi finì per essere sottostimato. L’ideologia, in quegli anni, faceva da ostacolo ai valori obiettivi». Cinquant’anni dopo è cambiato qualcosa?