Un uomo che sa essere nobile nella sconfitta: così Bossi difende Salvini

Tutto si può dire di Umberto Bossi tranne che non sia un leader capace di stare in disparte, senza per questo rinunciare a sostenere chi ne ha ereditato il posto di comando. Con i tempi che corrono e gli esempi che girano, va dato atto al fondatore della Lega Nord di interpretare con austera dignità, e non trascurabile sapienza, il ruolo di padre nobile del suo movimento politico. Non solo. Le sue ultime esternazioni sulla missione che Matteo Salvini si è dato, ossia di andare oltre i confini tradizionali di una forza politica, finora fortemente radicata nel Settentrione, per costruire una nuova offerta politica che intercetti il disagio crescente delle popolazioni che risiedono anche al Centro e al Sud del Paese, ne confermano il fiuto straordinario e la dote di sapersi mettere in discussione con senso critico fuori dal comune.

La Lega dei Popoli

A chi gli chiedeva un giudizio sull’idea di Salvini di dar vita alla Lega dei Popoli, il fondatore del Carrocci0 non ha esitato a sostenere una scelta che sta facendo discutere, oltre a creare curiosità e suscitare attese. Oggi sono maturi i tempi, dice. E quel che non era possibile in passato, lo è adesso. Perché ora le popolazioni, al Sud come al Nord, stanno misurando sulla loro pelle il peso di una sovranità nazionale annichilita dalle oligarchie finanziare ed economiche di Bruxelles; perché cresce tra la gente la percezione di insicurezza di fronte ad una delinquenza dilagante, nelle forme più varie e invasive, a cui lo Stato (o quel che resta dello Stato) non riesce concretamente ad opporsi; perché il fenomeno migratorio ha ormai raggiunto vette insostenibili, e viene considerato ormai dalla maggioranza più una minaccia che una risorsa; perché la moneta unica non ha dato i risultati sperati, ed ora è finita sul banco degli imputati.

Un risarcimento per i meridionali

Perchè – ecco un punto che ci riguarda direttamente – si è aperto un vuoto a destra. I vuoti, in politica, vanno riempiti. Salvini lo ha capito. Prima degli altri e ha lanciato la sfida. E Bossi, da padre nobile, ha saputo farla sua, anche a costo di rinunciare al suo vecchio cliché e mandare in soffitto un armamentario ideologico pieno zeppo di accuse, frasi rozze e contumelie nei confronti dei meridionali. La cui storia e le cui sventure, in verità, meritano di essere risarcite dopo decenni di abbandono.