Fisco-gate, Juncker nella bufera: ecco le 6 aziende italiane coinvolte

Uno scandalo di proporzioni gigantesche lambisce il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, costringendolo ad annullare una conferenza stampa prevista e a rinchiudersi in un inquietante silenzio. Tutto risale a quando Juncker era ministro delle Finanze e premier del Lussemburgo: l’accusa è di aver coperto una innumerevole quantità di accordi segreti con 340 società straniere in tutto il mondo, comprese alcune italiane, per ridurre le loro imposte.

Le rivelazioni “bomba” dell’ICIJ

L’hanno già ribattezzata “LuxLeas” ed è un’inchiesta giornalistica condotta a 360 gradi, in tutto il mondo, e rivelata in contemporanea in 26 paesi, dall’International Consortium of Investigative Journalism (ICIJ), un network che riunisce 140 reporter in sessanta paesi. I giornalisti riuniti nel consorzio hanno avuto accesso a 18mila documenti di “tax ruling” emessi tra il 2002 e il 2010 dalla società di consulenza e revisione PricewaterhouseCoopers fatti pervenire a un giornalista francese, di cui gran parte è stata pubblicata online. Secondo il settimanale italiano l’Espresso, che pubblica l’inchiesta in esclusiva per l’Italia, si tratta di “un’emorragia di fondi, perfettamente legale, ma che sottrae risorse dall’economia del resto dell’Ue”.

Sono sette (per ora) le società italiane coinvolte

Tra le imprese che avrebbero beneficiato degli accordi “di favore” in Lussemburgo, in tutto 340 – tra cui colossi come Procter & Gamble, Gazprom, Eon, GlaxoSmithKline, Apple, Amazon, Vodafone,Ikea, Deutsche Bank,Coca Cola e Pepsi – ci sarebbero anche molte banche elvetiche e alcune società italiane. Secondo La Stampa di Torino, si tratterebbe di Finmeccanica, Banca delle Marche, Banca Sella, IntesaSanPaolo, Unicredit e Ubibanca.

L’imbarazzo di Bruxelles

La Commissione europea,  mesi fa, aveva  un’inchiesta per capire se il Lussemburgo abbia concesso, attraverso la pratica del “ruling”, “sovvenzioni dissimulate” ad Amazon e Fiat, e oggi si dichiara pronta a sanzionare il Granducato se sarà confermata l’illegittimità delle sue pratiche fiscali, come ha spiegato la portavoce dell’esecutivo Mina Andreeva. Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha intanto annullato la sua partecipazione a una conferenza sull’Europa a Bruxelles, dopo aver appreso che Jacques Delors, anche lui tra gli invitati, era malato. Una decisione criticata dagli organizzatori, che giunge nel giorno in cui infuria lo scandalo “LuxLeaks”. Una strana coincidenza.

Fratelli d’Italia (e il Pd di Renzi) all’attacco di Juncker

Se a Bruxelles il Ppe esprime “piena fiducia” in Juncker, i Lib-dem chiedono che la Commissione europea venga “immediatamente al Parlamento europeo per spiegare” se le pratiche di elusione fiscale denunciate dall’inchiesta LuxLeaks “rispettano la legge europea”. In Italia, invece, la presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni chiede all’Ue di pretendere le dimissioni di Juncker da presidente della Commissione Europea, dopo lo scandalo fiscale emerso in Lussemburgo. «Utili enormi per queste aziende e miliardi di euro di entrate fiscali sottratti all’economia degli altri Stati europei’. Un meccanismo vergognoso – incalza la parlamentare – che sarebbe stato creato nel corso dei 18 anni in cui a presiedere il governo lussemburghese è stato Juncker».  All’assalto anche il Pd di Renzi, dopo il recente scontro sui numeri dell’Italia: «La credibilità di Juncker è in gioco, deve mostrare da che parte sta», tuona il renzianissimo Gianni Pittella.