Addio a Luigi Gorrini, il pilota della Rsi che terrorizzò gli alleati

«Quello che ho fatto allora, con la Repubblica (Sociale, ndr), sono pronto a rifarlo anche adesso perché ero convinto di essere dalla parte del giusto. Noi non avevamo alcun partito, noi difendevamo le città italiane dai bombardamenti dei “liberatori”, le nostre case e il nostro onore. La guerra sapevano tutti che era persa con El-Alamein. Ma ripeto, quello che ho fatto allora … quelle tonnellate di bombe in meno che abbiamo evitato alle nostre città, questo è un innegabile merito storico. Io non abbasso gli occhi di fronte a nessuno: l’ho fatto e lo rifarei. Pensavo però che dopo tutto quello che successe l’Italia andasse in mano a gente onesta…». Chi parlava così, in un’intervista di qualche anno fa, è l’asso dell’Aviazione nazionale repubblicana Luigi Gorrini, scomparso l’8 novembre scorso là dove era nato, ad Alseno in provincia di Piacenza.

«Ci opponemmo ai liberatori che sganciavano bombe sulle nostre città»

Gorrini, famoso in tutto il mondo nell’ambiente aeronautico, è Medaglia d’Oro al Valor militare, ha due Medaglie di Bronzo della Rsi, nonché due Croci di Ferro tedesche, di Prima e Seconda classe. Ha abbattuto una ventina di aerei nemici e ne ha danneggiati molti altri. Lui e gli altri dell'”Asso di Bastoni” erano il terrore dei bombardieri americani “fortezze volanti”. La sua vita è stata un’autentica, appassionante, avventura: fu amico di Adriano Visconti, capo dell’aviazione repubblicana, che lo volle a tutti i costi nella sua squadriglia. Dopo la guerra fu incarcerato, perseguitato e alla fine dovette ricominciare la carriera da zero. La Medaglia d’Oro gli arrivò solo nel 1958 e ovviamente solo per gli atti compiuti prima dell’8 settembre. E per i gradi dovette aspettare la pensione. Dopo la guerra continuò a frequentarsi con i grandi assi dell’aviazione mondiale: l’inglese Peter Townsend, col quale si erano sparati in aria, con il tedesco Adolf Galland, il francese Henri Clostermann e molti altri. Di tutti aveva la stima e il rispetto, anche dei piloti che combatterono dall’altra parte.

Foti: Dedicare una base militare alla nostra Medaglia d’Oro

C’è un episodio che vale la pena di essere ricordato: il 18 luglio 1943, il giorno del bombardamento di San Lorenzo a Roma, Gorrini insieme con altri piloti, nella proporzione di uno contro cento, come sempre, aveva saputo che su uno degli aerei alleati era imbarcato Clark Gable come mitragliere: «Cercai a lungo l’aereo con le sue insegne, ma non mi riuscì di trovarlo…». Il suo conterraneo, l’ex parlamentare piacentino Tommaso Foti (FdI-An), nel ricordare l’eroe, invita le istituzioni ad un gesto di gratitudine verso il sergente maggiore Gorrini, appoggiando la richiesta al ministero della Difesa di dedicare una base aerea dell’Aeronautica militare alla Medaglia d’Oro che si oppose con coraggio e abnegazione ai bombardamenti sulle nostre città.