L’anniversario che la destra ha dimenticato: trent’anni fa moriva l’editore Giovanni Volpe

È ingiustificato e inspiegabile il silenzio della destra su Giovanni Volpe (1906-1984), di cui quest’anno ricorre il trentennale della morte. Ed è strano che in tanto sfolgorìo di memorie e anniversari il suo nome non abbia avuto l’onore di una citazione.

Eppure quest’area politica deve molto a Giovanni Volpe, fondatore nel 1962 dell’omonima casa editrice che tanti titoli ha fornito all’immaginario antiprogressista. Nonostante il taglio rigorosamente nazionalista e conservatrice dei testi scelti, Volpe seppe anche valorizzare giovani energie intellettuali che gravitavano all’epoca nell’ambiente (ricordiamo, tra gli altri, Maurizio Cabona, Gennaro Malgieri, Marcello Veneziani, Stenio Solinas, Gianfranco De Turris e Adriano Romualdi) svolgendo il doppio ruolo, soprattutto nei difficili e plumbei anni Settanta, di divulgatore di testi essenziali alla cultura di destra e di scopritore di talenti versati nell’elaborazione culturale. Né si limitò alla pubblicazione di libri, affiancando al catalogo dove comparivano Paul Sérant e Julius Evola, Ernst Jünger e Maurice Bardeche, Robert Brasillach e Panfilo Gentile, due riviste: La Torre e Intervento. Fu anche finanziatore della rivista Totalità, diretta da Barna Occhini, sulla quale scrivevano Sigfrido Bartolini, Vintila Horia e Giano Accame. Era figlio di uno degli storici più importanti del Novecento, Gioacchino Volpe, fondatore della medievistica italiana, (suoi allievi furono Chabod e Cantimori) i cui studi sull’origine dei Comuni restano un caposaldo della storiografia nazionale. In particolare con la collana L’Architrave Volpe offrì un utile strumento di controinformazione in anni in cui solo alcuni autori risultavano bene accetti nel pantheon giovanile influenzato dal marxismo. La collana era costituita da brevi saggi che introducevano ad un’antologia di studiosi da riscoprire: da Sombart a Ortega y Gasset, da De Maistre a Michels.

“Non solo fu  il più importante editore anticonformista e di destra nel dopoguerra italiano – sottolinea Gennaro Malgieri – ma è stato anche uno straordinario organizzatore di cultura se si pone mente ai seminari che organizzava soprattutto per giovani intellettuali ogni estate a Monteleone in Romagna e agli incontri della Fondazione Gioacchino Volpe che tutti le primavere riuniva i maggiori studiosi non progressisti di tutto il mondo, tra cui lo storico James Gregor, le cui analisi sul fascismo comparvero proprio sul suo catalogo, o pensatori del calibro di Augusto Del Noce”. Quando morì il ricordo di Volpe sul Secolo fu firmato dal direttore di allora, Alberto Giovannini, che volle giustamente rilevare la continuità tra l’opera del padre Gioacchino e quella del figlio: “Giovanni era uguale al padre, non solo nei tratti del viso e dello sguardo limpido e severo al tempo stesso, ma nel carattere, nella dedizione al dovere e anche nell’ingegno”.