L’ultima trovata patetica della Boldrini, sbeffeggiata dalla Cirocchi, direttore di Qelsi

Per fortuna non tutte le donne sono uguali. Per fortuna, soprattutto, non tutte le donne la pensano come Laura Boldrini e non si riconoscono nella sua nuova chiamata alla “guerra dei sessi” evocata con una trovata molto veterofemminista. In Aula la “presidente” della Camera hapresentato un decalogo sui mestieri e le professioni declinate al femminile, un vademecum ad hoc per le redazioni, per insegnare ai giornalisti come scrivere bene usando rigorosamente o il maschile o il femminile. Si discute ogni tanto sul femminile di alcune professioni tradizionalmente maschili, ma farne un punto focale della sua presidenza appare una monomania. Infatti non tutte le donne che arrivano ai vertici amano il politicamente (o il grammaticalmente) corretto: la Maria Elena Boschi ha per esempio chiarito che preferisce essere chiamata “ministro” ma se la dovessero definire “ministra” non farebbe una tragedia. Anche Susanna Camusso predilige sentirsi chiamare “segretario”. La Boldrini non si rende conto che le donne sono cresciute e non badano più molto alla forma – maschile e femminile – come fa lei, ma preferiscono essere apprezzate per la sostanza e la capacità con cui svolgono la loro professione. Queste sono le doti attraverso cui passa la dignità delle donne.

Per questo siamo tutte con Silvia Cirocchi, “direttore” di Qelsi quotidiano che firma un editoriale con un titolo da applausi: “Cara presidente Boldrini, le donne non hanno bisogno di lei”. Un articolo che sintetizza un sentire che ci sentiamo di dire predominante in un modo femminile ormai emancipato nei fatti e non grazie a crociate grammaticali imposte: «Mi perdoni, probabilmente Si offenderà perché non L’ho chiamata Presidentessa – scrive – ma che ci vuole fare io, a differenza Sua, non vedo fantasmi sessisti dietro ogni angolo». «Vivo in un mondo in cui posso essere fiera di essere chiamata Direttore senza sentirmi discriminata», scrive la Cirocchi spiegando che in tal modo la Boldrini fa più danni alle donne che altro: «Già in passato con le sue poco felici uscite sulla veste della donna è riuscita a ridicolizzarne il ruolo, quando, ne sono convinta, le Sue intenzioni fossero all’opposto».

«Ma vede, Presidente Boldrini – prosegue il direttore di Qelsi – Lei è stata eletta Presidente della Camera e la terza carica dello Stato con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, non può permettersi di twittare “Nessun uomo insegnante verrebbe mai chiamato maestra. Perché una donna che dirige un giornale viene chiamata direttore?” e poi magari domandarsi come mai la gente La ricopre di insulti». Infatti gli insulti sui social forum arrivano a valanga intorno a un quesito così epocale… Togliendo le volgarità che mai avalleremmo in nessun caso, resta intatta la sostanza delle reazioni prevalenti espresse da donne: «Discorsi fuori luogo, un avvocato per me è un avvocato che sia donna o uomo; egualmente un dottore», leggiamo tra i commenti. Un altro utente si chiede cosa fare, allora, se si vuole declinare “giudice” al femminile: “giudichessa”? «Siamo al ridicolo. Lei, presidente, riesce a sminuire le donne come altre mai», leggiamo. Siamo con Silvia Cirocchi quando nell’editoriale invita la Boldrini a cambiare mestiere: mai più paladina (fallita) delle donne, ma un ritorno al ruolo che dovrebbe competerle: andare nelle commissioni, passare le sue giornate con i capigruppo, calendalizzare i lavori. Perché le donne se la cavano meglio senza di lei…