«A Predappio il museo del fascismo»: il sindaco del Pd “sdogana” la memoria del Duce

Non più un luogo di nostalgici che due o tre volte l’anno arrivano qua in fez e camicia nera. Ma un centro internazionale di studio e documentazione dove centinaia di migliaia di persone possano arrivare da tutta Europa per capire cos’è stato il fascismo. Senza pregiudizi, senza paraocchi, senza nostalgie. È questa la Predappio, cittadina natale di Benito Mussolini, del futuro che il sindaco del Pd Giorgio Frassineti ha in mente. E in vista delle elezioni per la sua riconferma ha lanciato un’idea: creare un museo sul fascismo nella ex Casa del fascio che si trova nella piazza principale del paese. La ex Casa del fascio è un edificio costruito negli anni Trenta di 2.400 metri quadrati: nel dopoguerra è stato sotto-utilizzato, negli ultimi anni è completamente abbandonato con tutti i rischi strutturali che questo stato comporta. Fa parte degli edifici costruiti dal regime fascista per esaltare il mito delle origini: una vera città di fondazione, uno sfoggio di virtuosismo degli architetti fascisti che ogni anno porta a Predappio anche migliaia di studiosi di architettura. «Da anni – dice Frassineti – ci interroghiamo su cosa fare di questa struttura, che peraltro è di proprietà demaniale e vincolata dalla sovrintendenza. Così è nata questa idea: Predappio può dare un contributo all’Europa, il nostro paese fa parte di quella topografia che può restituire il senso del Novecento e del perché, dopo tante tragedie, abbiamo fatto l’Europa. Non dovrà essere un luogo dove si fanno celebrazioni, ma dove si dovrà capire quel pezzo dei 150 anni della storia d’Italia che è volutamente poco studiato». L’operazione ha di fronte a sé due grossi ostacoli. Il primo è economico. «Siamo un comune di 6.500 abitanti che fatica a garantire i servizi – dice il sindaco – questa eredità è troppo pesante perché possiamo portarla da soli. E vorremmo che diventasse utile non solo per Predappio, ma per tutta l’Europa». Il secondo è culturale. Il tema è delicatissimo e da queste parti lo sanno bene fin dal 1957, da quando un altro presidente del Consiglio comunale predappiese, Adone Zoli, autorizzò la traslazione della salma di Mussolini nel cimitero del paese, suscitando polemiche infinite. «È un tema su cui ci si scotta», ammette il sindaco. Che però ha le idee chiare su cosa dovrà diventare questo museo, se le istituzioni riconosceranno il valore dell’idea. «Dovrà essere riempito di contenuti seri – continua – costruito grazie al dibattito degli studiosi, ma che permetta a chiunque di conoscere meglio questo periodo». Senza paraocchi di alcun colore.