Il 76% degli italiani vuole lo stop all’immigrazione selvaggia. Altro che rivedere la Bossi–Fini…

La stragrande maggioranza degli italiani applaude la decisione del premier britannico Cameron di un giro di vite sull’immigrazione illegale e di uno stop agli ingressi incontrollati. Lo stesso, amplissimo, campione di opinione giudica poco incisivo l’atteggiamento delle istituzioni italiane nel contrasto al fenomeno.  A rivelarlo è un sondaggio dell’istituto Ferrari Nasi & Associati pubblicato su Panorama.it. Alla domanda «nei confronti dell’immigrazione, lo Stato italiano dovrebbe comportarsi in modo più severo?» risponde  sì  il 76% del campione (il 42 è si dice «molto» d’accordo il 34 «abbastanza»). Orientamento deciso dell’opinione pubblica anche su un altro tema legato all’immigrazione, quello della cittadinanza. Il 77 % del campione condivide questa affermazione: «La cittadinanza italiana concessa agli immigrati dovrebbe poter  essere revocata se costoro dimostrano di non condividere i nostri valori e il nostro modo di vivere e se commettono reati».  Lo stesso Arnaldo Ferrari Nasi riferisce, a commento dei dati, che altre ricerche indicano come le «affermazioni di Cameron siano in fondo giudicate di buon senso dalla gente comune». Significativi sono anche i risultati di una precedente ricerca, da cui risulta che una sempre amplissima maggioranza degli italiani ritiene che gli «immigrati, in ogni caso, dovrebbero fare un corso di lingua italiana e di educazione civica prima di essere regolarizzati». L’invarianza nel tempo dei risultati, come anche le alte percentuali di campione contrarie a una politica troppo blanda in termini di immigrazione, confermano che ci troviamo davanti a un tendenza consolidata all’interno della nostra società.

Con questi dati si spiega ad esempio perché le dichiarazioni più radicali del ministro Cecile Kyenge siano giudicate in modo particolarmente negativo dall’opinione pubblica. E vale la pena anche ricordare che persino Beppe Grillo, uno che è sempre attentissimo a fiutare gli umori dell’opinione pubblica, non ha esitato a sconfessare quei “suoi” senatori che, nell’ottobre scorso,  avevano votato una mozione favorevole all’abrogazione del reato di clandestinità. Fa riflettere il fatto che  Renzi, anch’egli assai sensibile al senso comune degli italiani, abbia invece inserito la revisione della legge Bossi–Fini nella piattaforma programmatica del Pd. Evidentemente doveva pagare un pegno alla “sinistra” del suo partito. Ma ciò rende meno convincente il suo proposito di “rottamare” i pregiudizi ideologici che agiscono ancora all’interno del Pd.