La Grecia come l’Italia degli anni ’70: dopo l’omicidio di due giovani di Alba Dorata si teme ora la rappresaglia

Non solo la crisi economica, ora anche la violenza politica fra opposte fazioni alimenta la tensione in Grecia. Si temono infatti vendette e rappresaglie dopo l’esecuzione in piena regola di due giovani aderenti ad Alba Dorata venerdì sera davanti alla sede del partito di estrema destra ad Atene. Le vittime avevano 20 e 23 anni, un ferito (Alexandros Gerontas, 29 anni) è stato sottoposto ad un intervento per l’asportazione della milza ed è ora in rianimazione, ma fuori pericolo. Il portavoce della polizia ha spiegato che il caso è da considerarsi decisamente collegato al terrorismo e per questo motivo i rilievi sul luogo dell’agguato sono svolti dai tecnici della squadra antiterrorismo. Le indagini sono quindi orientate verso i gruppi dell’ultrasinistra, particolarmente attivi nel Paese ellenico.
Con passare delle ore appare più chiara la dinamica del sanguinoso agguato, opera di due killer professionisti, i quali avrebbero sparato entrambi (e non uno solo come riferito inizialmente da alcuni testimoni). A quell’ora (le 19 circa) alcuni militanti di Alba Dorata erano radunati davanti alla sede. I due sicari sarebbero scesi dalla moto di grossa cilindrata, a bordo della quale erano arrivati, e quindi entrambi hanno estratto due mitragliette, con le quali hanno aperto il fuoco. Una delle vittime è stata raggiunta da un solo proiettile alla testa e la seconda da due, uno al capo e uno al petto, a riprova della professionalità degli assassini che poi si sono dileguati. Nei pressi del luogo dell’agguato è stata notata un’auto con a bordo alcune persone che potevano essere un “gruppo di sostegno” pronto ad intervenire per dare man forte ai killer qualora qualcosa fosse andata storta. Dopo la sparatoria anche quella vettura è sparita. I tecnici della Scientifica hanno eseguito perizie balistiche sui dodici bossoli calibro 9 trovati sulla scena del delitto e hanno stabilito che a sparare è stata una pistola semi-automatica modello Zastava di fabbricazione serba mai utilizzata in precedenti azioni criminali o terroristiche in Grecia. A tre isolati di distanza è stata trovata anche una moto abbandonata – una Honda Varadero – che gli investigatori ritengono sia quella utilizzata per arrivare sul posto dai due sicari. Ma alcune fonti della polizia, come ha riferito la Tv privata Skai, continuano a sostenere – sulla base di testimonianze – che entrambi i sicari, con i volti coperti dai caschi, siano scesi dalla moto e abbiano sparato da distanza ravvicinata.
Fra i primi ad arrivare sul posto Urania Michaloliakos, figlia di Nikos Michaloliakos, il fondatore e leader del partito attualmente in carcere con l’accusa di costituzione di associazione criminale. La donna ha accusato il governo e la polizia di «inerzia e indifferenza» perché, a suo dire, pur sapendo che ogni venerdì in quella sezione si tenevano convegni dei militanti, il luogo non era protetto dalle forze dell’ordine. Caute sinora le reazioni dei partiti che si sono limitati genericamente a condannare l’accaduto mentre il ministro dell’Interno, Nikos Dendias, ha laconicamente dichiarato che «applicheremo la legge». Il portavoce del governo Simos Kedikoglou, da parte sua, ha detto con prudenza che «gli assassini dovranno vedersela con la democrazia e la giustizia». Solidarietà ad Alba Dorata è stata espressa da Roberto Fiore, segretario del Fronte Nazionale: «I loro morti sono i nostri morti».
Per le modalità dell’attentato sembra di essere tornati all’Italia degli anni Settanta. Il clima di profonda ostilità contro Alba Dorata sta evidentemente producendo questi frutti sanguinosi, anche perché ora si teme che i militanti di questo partito possano vendicarsi. Qualche sito ha collegato il duplice omicidio all’uccisione del giovane rapper antifascista a settembre, commesso da un esponente del partito dell’estrema destra greca.
Nei giorni scorsi il parlamento ellenico ha votato un testo che sospendeva il finanziamento pubblico ad Alba Dorata nelle cui fila ci sono sei deputati accusati di costituzione di banda criminale. Il testo è stato approvato dalla maggioranza dei deputati (235 su 300). La nuova misura è stata proposta di comune accordo tra i partiti al governo (Nea Dimokratia di centrodestra e il socialista Pasok) e le opposizioni di sinistra e porta la firma del ministro dell’Interno Yiannis Michelakis. Inoltre, sempre pochi giorni fa, la Commissione etica del parlamento ellenico ha dato all’unanimità luce verde per una nuova revoca dell’immunità parlamentare di quattro deputati di Alba Dorata per i quali i magistrati, che indagano sulle attività illegali del gruppo, hanno avanzato richiesta di poterli interrogare su nuovi capi d’accusa. Questa seconda richiesta di revoca riguarda Eleni Zaroulia (moglie del fondatore e leader di Alba Dorata, Nikos Michaloliakos, già in carcere), Ilias Kassidiaris, portavoce del partito, Efstathios Boukouras ed Ilias Panayotaros. Per gli ultimi tre lo scorso 16 ottobre l’assemblea aveva già votato la revoca dell’immunità. La decisione finale sulla revoca dell’immunità ai quattro deputati spetta ora all’assemblea parlamentare che si riunirà nei prossimi giorni. In questi giorni è anche molto forte la polemica sui rapporti tra Alba Dorata e la polizia ellenica (Elas) a seguito dell’arresto della poliziotta Venetia Popori, ritenuta all’inizio solo una fiancheggiatrice e poi risultata anche lei iscritta al partito.