Il libro del grillino
Schlein va a fare la claque al Conte “scrittore”. Il quartetto “Cetra” della politica si fa la foto “sfigata”
+ Seguici su Google DiscoverE’ finita con un “selfone” che alle ultime elezioni non portò benissimo, ma tant’è. Una foto di gruppo, anche a quelli del semi-campo largo, non si nega a nessuno. Ecco perché alla presentazione del libro di Giuseppe Conte ‘Una nuova primavera’, stasera, alla Galleria Sordi di Roma, al termine dell’intervista sul palco, il presidente del Movimento 5 stelle, la segretaria del Pd Elly Schlein, i due leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si sono concessi una foto dopo varie strette di mano. Il leader pentastellato prima di raggiungere il firma copie si è intrattenuto anche con i tanti sostenitori presenti, a cui ha concesso dei selfie.
Nel 2022, l’ultima vera foto di gruppo del centrosinistra prima delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 fu scattata il 3 agosto, a Roma, nella sede del Partito Democratico. Nacque il “campo largo” con Enrico Letta, Carlo Calenda, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Verdi). Era il tentativo di costruire una coalizione unitaria contro il centrodestra. Durò pochissimo: pochi giorni dopo Calenda ruppe col Pd e saltò tutto. Non un bel viatico per battere la Meloni, da qui a un anno e mezzo.
Conte, Schlein e il nodo delle Primarie
A fare la claque al Conte “scrittore” ieri sera c’erano, tra gli altri, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Gualtieri, Roberto Fico, Alessandro Onorato, Dario Franceschini, oltre ad alcuni big del Movimento 5 stelle come Mariolina Castellone, Riccardo Ricciardi, Mario Turco, Federico Cafiero de Raho. Tra le seconde file, ci sono poi vari esponenti dem ed ex ministri come Roberto Speranza, Francesco Boccia, Paola De Micheli, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro. Nel pubblico anche il segretario dei Socialisti Enzo Maraio. Arrivati poi alla spicciolata anche Angelo Bonelli, l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, la vicepresidente del Movimento 5 stelle Vittoria Baldino, il capogruppo pentastellato in Senato Luca Pirondini e l’europarlamentare Pasquale Tridico. Una platea affollata a caccia di poltrone, e non solo in Galleria Sordi.
“Da Meloni politica estera fallimentare”
“Io mi sono trovato con il primo Trump e bisogna dare atto che era un Trump diverso”, ha spiegato l’ex premier “C’è stata tra noi una simpatia personale, gli piaceva che io fossi un outsider, uno che veniva dalla socità civile e io ho sfruttato questo rapporto per ottenere vantaggi per il nostro Paese”. Al contrario Giorgia Meloni “è andata a cercare di accreditarsi con Trump. Credo le abbia fatto velo anche l’affinità ideologica con Trump e Netanyahu e questo per lei è venuto prima dell’interesse nazionale, il suo è un sovranismo domenicale, della domenica pomeriggio. E per accattivarsi Trump ha detto sì alle armi americane, al gas americano, ha detto no alle tasse ai giganti del web. Ora Meloni ha dovuto constatare il fallimento della politica estera. Con lo stop all’accordo con Israele ammette il fallimento. C’è da capire se questo di Meloni è un calcolo elettoralistico o se invece c’è una rivisitazione consepavole e seria di una politica estera fallimentare che paghiamo tutti noi”.
“Primarie? Prima il programma. Se perso non mi suiciderò”
“Non l’avessi mai detto, da quando l’ho detto mi chiedete sempre di primarie… Non è che ci potete chiedere ogni giorno di questo, anche perchè siamo tutti d’accordo che prima va costruito un progetto condiviso che non parte da zero. Ci sono punti già condivisi, c’è una base di programma da definire. Non è che abbiamo pettinato le bambole in questa legislatura”, ha precisato Conte.
“Se perdo le primarie? Io non mi suiciderò e neanche Elly. Certo che le primarie possono essere divisise, starà a noi costruire un percorso, con i nostri rispettivi elettorato, per non renderle divisive”, continua. Alle primarie ci si deve arrivare dopo la condivisione del progetto. E si candiderà alle primarie chi condivide il progetto”. Così non ci saranno “personalismo divisivi. E’ sarà un percorso chiaro, trasparente e fatto in modo inclusivo che ci consentirà di definire un progetto che rimarrà unitario a prescindere da chi prevale nelle primarie”.
“Di Maio? Deluso da chi se ne è andato tradendo battaglie”
“Non vorrei distrarre Di Maio visto che in Medio Oriente la situazione è incandescente…”, dice poi Conte rispondendo a una domanda su chi lo abbia più deluso nell’esperienza del governo giallorosso. “Sicuramente mi ha deluso che mentre io che ero un esterno, ho condiviso principi e valori del Movimento 5 Stelle, un pezzo di quella comunità sia rimasto folgorato sulla via di Damasco e se ne sia andato tradendo tutte quelle battaglie per cui io mi sono impegnato in politica. Ci sono rimasto male di questo”. Draghi? “Draghi non mi ha deluso”.
La commozione per i problemi di salute del figlio
Poi il momento di commozione. Sollecitato dalla domanda dei giornalisti su un passaggio della sua autobiografia in cui racconta dei passati problemi di salute del figlio Niccolò quando lui era premier, il presidente del Movimento 5 stelle si commuove, e poi viene accolto da un grande applauso della platea. “Tornare a Palazzo Chigi o scudetto Roma? Due cose entrambe molto difficili…”. “Cosa preferisco tra tornare a palazzo Chigi o lo scudetto della Roma? La cosa bella è che sono due cose molto difficili entrambe… Io sono un forte tifoso della Roma, sono tentato ma ho anche grande rispetto della mia comunità, rimango agnostico”, scherza.