Dodici settembre, arriva il “Mennea day”: feste in 60 città per ricordare la “Freccia del Sud”

Tutta l’Italia corse con lo spirito e coi nervi quei duecento metri, il 12 settembre del 1979, quando un 27enne di Barletta decise che si potevano correre in 19 secondi e 72 centesimi. E fu per sempre Pietro Mennea, anche ora che non c’è più. Fu record mondiale e, naturalmente, record europeo, a Città del Messico, finale delle Universiadi. Da quel giorno il tempo di Mennea non fu mai più raggiunto da un atleta del vecchio continente e da un bianco. Ci vollero invece ben 17 anni perché l’impresa di togliere a Mennea il record mondiale riuscisse a un afro-americano, Michael Johnson. A quasi sei mesi dalla  prematura scomparsa del nostro campione e a 34 anni dal quel 12 settembre 1979 l’atletica italiana rende omaggio a Pietro Mennea. Saranno oltre 60 le città che, giovedì, nel “Mennea Day”, daranno vita a una serie di iniziative (mostre, convegni), trasformando i centri storici in piste di atletica, per ricordare la “Freccia del Sud” e per raccogliere fondi per la Fondazione Pietro Mennea Onlus. A Roma il cuore delle celebrazioni sarà lo Stadio dei Marmi al Foro italico. All’iniziativa, presentata in Campidoglio e promossa dalla Fidal, non potevano mancare due pilastri della storia dell’atletica come l’americano Tommie Smith e il cubano Alberto Juantorena. «Il mio record non poteva batterlo una persona migliore di Pietro», riconosce l’ex velocista statunitense che, proprio a Città del Messico, 11 anni prima, era stato il primo uomo a scendere, con 19.83, sotto i 20 secondi. «Per me era lo “speedy Italian”», ricorda Smith, «la prima volta che ci siamo incontrati gli chiesi se fosse sicuro di aver corso così forte oppure se per caso avesse una Ferrari dietro». «Era l’immagine di un combattente – aggiunge Juantorena, campione olimpico di 400 e 800 metri a Montreal 1976 – Un motivo d’orgoglio per l’Italia. Con lui condividevo l’impegno per la promozione dello sport fra i giovani». Non c’è futuro senza la memoria del passato. E il presidente della Federatletica, Alfio Giomi assicura che «il 12 settembre sarà per sempre il Mennea Day». L’iniziativa lodevole arriva come spesso accade, in ritardo. Spirito libero, personaggio scomodo, non allineato, a Mennea non furono risparmiati ostracismi da parte dell’establishment politico-sportivo. Nessun incarico ufficiale al Coni e vari sgambetti come quello di chi gli impedì di diventare sindaco della sua città, opponendo un candidato forte del Pd al suo tentativo di vincere con il centrodestra. Lui stesso lo raccontava ma concludeva così: «Non ho rimpianti. Rifarei tutto, anzi di più. E mi allenerei otto ore al giorno. La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni». Godiamoci il Mennea day.