Lo “scandalo” del ministro Lorenzin che ha gli stessi titoli di D’Alema, Veltroni, Rutelli e Turco

Che scandalo! La ministra della Salute non è laureata: Beatrice Lorenzin da sabato pomeriggio è il bersaglio dei Savonarola 2.0. Colpa di un curriculum trasparente, solo un diploma di maturità al liceo classico. Nessuna laurea in Alabama, nessun titolo accademico fasullo alla Oscar Giannino. La 41enne deputata romana può vantare giusto una ventina di anni di gavetta politica, da consigliere circoscrizionale di Forza Italia a ministro, dopo essere stata deputata nella scorsa legislatura. In altri tempi sarebbe stato un valore, il fatto di avere un robusto curriculum politico. Oggi, invece, l’ondata anti-Casta  pretende il Competente. Creatura mitologica che deve sapere tutto sul dicastero che occupa. Insomma, come si fa a fare il ministro della Salute se non sei medico? È vero, nei sessantuno governi che hanno preceduto quello guidato da Enrico Letta vi sono stati luminari della medicina (Umberto Veronesi e Girolamo Sirchia tra gli altri) ma anche assoluti incompetenti della materia. E nessuno ha mai posto obiezioni. Anzi, il fatto di avere un medico alla Sanità, non è garanzia di efficienza. Era medico Francesco De Lorenzo, il cui nome è abbinato agli scandali di Tangentopoli e alle trasfusioni di sangue infetto. Eppure, in quegli anni, primo sponsor Maurizio Costanzo che lo ospitava abitualmente nel suo talk show, lo contrabbandava come l’«uomo giusto al posto giusto». E se parliamo di competenza specifica, non lo erano neanche le ministre della Sanità Rosy Bindi, laureata in Scienze politiche e Maria Pia Garavaglia laureata in Lettere. Anche in quel caso nessuno mosse penna.

Si dirà: era la prima Repubblica. Eppure basta tornare indietro di sette anni appena. Governo guidato dal professor Romano Prodi, alla Salute, nella logica delle correnti dei Ds, viene piazzata la deputata cattocomunista Livia Turco da Morozzo, il paese dei capponi. All’indomani della nomina, Maria Laura Rodotà, la figlia del candidato presidente della Repubblica, sul Corriere della Sera faceva gli auguri alla neo-ministra, lamentando il fatto che fosse l’unica donna con un dicastero pesante. Nessuna menzione al fatto che la neo-ministra non fosse laureata. E che avesse un diploma di maturità classica. Lo stesso della Lorenzin. Non solo: pochi giorni dopo l’insediamento la ministra Turco aprì alla pillola abortiva Ru486. Nessuno pose interrogativi sulla competenza della ministra in questione. E per capire i due pesi e le due misure, bastava leggere il quotidiano di via Solferino all’indomani della nomina della Lorenzin: «Assomiglia all’attrice Meg Ryan» e «i detrattori sostengono che non si è mai occupata di Sanità».  Quindi se è donna che viene dall’apparato del Partito comunista o della sinistra in generale il titolo di studio non conta.

Chiedere conferma all’ex premier Massimo D’Alema e ai candidati premier Francesco RutelliWalter Veltroni. In tre non fanno una laurea. Ma sono uomini, mica conta. Alla donna facciamo le bucce. Soprattutto se è giovane, carina e non è di sinistra. Ma la Lorenzin volendo, può sempre fare come l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, che si è laureato in Scienze Politiche nel 1998, dando la maggior parte degli esami nei due anni precedenti quando era sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani. Un vero fenomeno.