La partita è durata troppo, Bersani ne prenda atto: è scacco al Re

Scacco matto, il Re è costretto ai bordi della scacchiera e non ha più spazio di manovra, la Torre avversaria incalza e si attende solo l’abbandono del gioco. Siamo al nuovo epilogo, all’ennesima partita che la sinistra ha condotto male e perso, una mossa sbagliata dopo l’altra, l’emorragia di pedine importanti, dagli Alfieri ai Cavalli fino alla Regina. E ora non restano che due strade: adeguarsi alla situazione o spuntarla con l’inganno, sacrificando anche il residuo di credibilità che rimane. Negli ultimi mesi il Pd ha commesso una serie infinita di errori, crollando nel ridicolo. Bersani ha condotto la campagna elettorale con la sola battuta sul giaguaro da smacchiare, senza dire una parola sul programma e senza lanciare un’idea forte. In questo modo a finire smacchiato è stato lui, travolto delle ironie del web. Dopo i risultati si è subito umiliato, inginocchiandosi per giorni davanti a Grillo per elemosinarne l’appoggio a qualsiasi condizione, anche a costo di passare tutta la legislatura con la corda al collo. Il centrosinistra, nel frattempo, ha agito da asso pigliatutto, portando a sé le presidenze di Camera e Senato, per poi mettere le mani sul Quirinale. Il tutto, a fronte di elezioni perse nei fatti, nonostante le previsioni dei bookmakers. E i successivi tentativi di recuperare terreno e prendersi la rivincita sulla scacchiera politica sono andati a vuoto perché nel Pd e nei suoi alleati non ci sono né Spassky né Fischer e i giocatori si sono dimostrati dilettanti. L’angoscia di apparire ha condotto ad altri scivoloni clamorosi. A cominciare dalla Boldrini che, nella sua prima uscita pubblica importante, è inciampata nella peggione delle gaffe (“non credevo che in Italia ci fosse tanta povertà e sofferenza”) dando l’idea di aver vissuto la più grave recessione economica dal dopoguerra a oggi in un’altra parte del pianeta, in un Eden. Per la candidatura a presidente della Repubblica hanno puntato su Prodi, senza rendersi conto che è considerato dagli italiani uno degli artefici dei loro guai. Hanno organizzato le primarie per il sindaco di Roma con l’obiettivo di dare prova di “democrazia” e “partecipazione” ma sono stati beccati con le code di nomadi ai seggi elettorali. Il vincitore delle primarie, Ignazio Marino, ha debuttato proponendo ad Alemanno una sfida in lingua inglese per i faccia a faccia sulla Capitale. Una barzelletta. Per controbilanciare le manifestazioni in piazza di Berlusconi (trecentomila persone a Roma, centocinquantamila a Bari) hanno inventato la “manifestazione contro la povertà” che si è rivelata un flop, poche decine di partecipanti e il sarcasmo del popolo della rete. A livello di contenuti c’è stata solo una scopiazzatura delle idee del centrodestra. Nel contempo, è scoppiata la rissa nel Partito democratico. Bersani e compagni sembrano senza vie d’uscita, a meno che non decidano di recuperare credibilità tendendo la mano al Cavaliere. Anche perché hanno un altro incubo: se si andasse al voto, come dimostrano i sondaggi (da Swg a Tecné) vincerebbe il centrodestra che ha consolidato il vantaggio. E questo sarebbe il definitivo scacco matto. O meglio, il definitivo scacco al Re.