Ettore Majorana scompariva 75 anni fa. Un mistero su cui si interrogarono anche Sciascia e Borsellino

Esattamente 75 anni fa, il 27 marzo del 1938, scompariva l’allora trentunenne Ettore Majorana, brillante fisico teorico le cui opere hanno riguardato la fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica, con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini. La sua improvvisa sparizione nel nulla, avvolta in un fitto alone di mistero, avrebbe negli anni alimentato dubbi e ipotesi, generando una vera e propria letteratura gialla che, nell’affastellarsi di testimonianze e possibilità, nella composizione dei suoi vari capitoli avrebbe incrociato la storia del geniale fisico catanese nato nel 1906 con le teorie romanzesche proposte da Leonardo Sciascia, come con le certezze dei riscontri investigativi maturate dalle indagini svolte da un’allora giovane procuratore, Paolo Borsellino.

Già, perché su quella misteriosa scomparsa avvenuta mentre Majorana era a bordo del piroscafo Palermo-Napoli della Tirrenia, si aprirono subito tanti scenari: alcuni chiusero lapidariamente la questione parlando di suicidio, una possibilità suffragata anche da lettere e telegrammi spediti dal fisico, con cui, mentre da un lato si congedava da amici e familiari scrivendo «ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare», aggiungendo persino «ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero… ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi». Dall’altro, però, subito dopo rettificava sostenendo, «il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio». Ma Majorana non ricomparve più. S’iniziarono le ricerche. Del caso si interessò, dietro pressioni di Fermi, anche lo stesso Mussolini; fu persino proposta una ricompensa (pari a 30.000 lire dell’epoca) per chi ne desse notizie, ma del geniale fisico italiano non si seppe mai più nulla, almeno non in modo inequivocabile.

Sul buio delle certezze legate a quella inspiegabile scomparsa che interessò polizia, investigatori improvvisati, celebri scrittori e addirittura recentemente anche programmi televisivi come Chi l’ha visto – che tornò sul caso nel 2008 –  solo il bagliore di qualche suggerimento. Dopo la teoria del suicidio, dunque, si profilò la tesi tedesca, che suppose un trasferimento segreto in Germania allo scopo di mettere conoscenze e proposte a disposizione del Terzo Reich, e che dopo la seconda guerra mondiale vorrebbe Majorana – ipotetico protagonista di un’ulteriore fuga – emigrato in Argentina. Secondo una terza strada, battuta soprattutto da Leonardo Sciascia nel suo suggestivo libro La scomparsa di Majorana, il fisico si sarebbe ritirato invece a vita monastica nella Certosa di Serra San Bruno, per sfuggire a tutto e a tutti. Negli anni Settanta, infine, testimoni e avvistamenti sparsi davano Majorana fisico errante in giro per la Sicilia: sul caso intervenne anche l’allora procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, che dopo una serie di accurate indagini e riscontri, escluse che si potesse parlare di un’“ipotesi Majorana”, lasciando avvolta nel mistero la fine di uno dei più brillanti fisici italiani di sempre.