Crisi economica e tv hanno svuotato gli stadi

«Perché, perché, la domenica mi lasci sempre sola, per andare a vedere la partita di pallone, perché…». Fino a pochi anni fa il calcio non aveva rivali e per oltre quarant’anni la domenica pomeriggio per i tifosi nostrani era sacra come dimostra la celebre canzone di Rita Pavone del 1962 “La partita di pallone”. Ma quella passione nel giro di pochi anni si è affievolita con la conseguenza che gli stadi a poco a poco si sono svuotati, con l’unica eccezione del nuovissimo Juventus stadium a Torino che è sempre pieno. Il sondaggio di Demos-Coop, presentato ieri nelle pagine di Repubblica“ e commentato da Ilvo Diamanti, addebita questo crollo agli scandali che puntualmente colpiscono il calcio. L’area dei tifosi, secondo il sondaggio, si è ridotta in misura rilevante: oggi è circa 3 punti meno del 2011 ma oltre 9 rispetto a due anni fa e addirittura 13 rispetto a tre anni fa. Nel 2010, comunque, oltre un italiano su due si diceva tifoso di calcio. Oggi poco più di quattro su dieci. Peraltro, l’unica componente del tifo cresciuta, seppur di poco, è quella più “tiepida“. «Questo mutamento  – scrive Diamanti – è stato prodotto e accelerato, in gran parte, dagli scandali che, da anni, corrodono l’ambiente. Ieri calciopoli, oggi le scommesse». In sostanza, si legge, gli italiani non credono più nel calcio. Troppo condizionato da interessi (per l’84%). Lo scandalo scommesse: quasi un tifoso su due ritiene si tratti di un caso di giustizia sportiva che non si è risolto in modo giusto. Gli errori arbitrali: al 53% dei tifosi (circa 8 punti più di un anno fa) capita di pensare che avvengano in malafede. Dati e osservazioni che aprono il dibattito tra esperti e appassionati del calcio.
Paola Frassinetti, deputato del Pdl e presidente del Milan Club Montecitorio, osserva che «l’analisi sotto certi aspetti è veritieria, esiste la crisi del tifo e lo si vede dagli stadi che sono vuoti. L’analisi pubblicata si basa sugli scandali e tutto ciò è vero perché il ribaltamento delle classifiche dà sempre l’idea che il gioco sia truccato». Ma per la Frassinetti esiste anche un altro motivo che nell’indagine non viene menzionato, «ovvero l’avere frammentato il campionato per esigenze televisive». «Il calcio spezzatino – dice – ha creato difficoltà ai tifosi a seguire la propria squadra. C’è una tradizione tutta italiana che è andata avanti per decenni,  che voleva le sfide sul campo di calcio la domenica pomeriggio. Una tradizione che Rita Pavone fotografò nella canzone “La partita di pallone”, diventata poi un tormentone nelle curve. L’avere scardinato questa abitudine prima spostandola al sabato sera, poi al lunedì, poi a pranzo, ha inevitabilmente creato una certa disaffezione nei tifosi. I tifosi del Milan Club venivano dal Sud coi pullman per seguire la loro squadra del cuore, ma i continui cambiamenti di orari e di giorni hanno praticamente reso impossibile che questa abitudine venisse mantenuta. La verità è che il calcio è totalmente assoggettato alle pay tv. A gennaio con la neve si gioca anche di sera, ma chi deve venire allo stadio? Poi – sottolinea – c’è un altro aspetto che non va sottovalutato. C’è una politica contro le curve, è vero che bisogna evitare la violenza negli stadi ma, per esempio, con le tessere del tifoso si è creato un altro motivo di allontanamento dagli stadi perché si fa tanta fatica ad acquistare i biglietti. Una volta, la domenica pomeriggio, i nonni prendevano i nipoti e andavano allo stadio, oggi questo non è più possibile. Non solo, ad allontanare i tifosi anche l’avere cambiato la coreografia delle curve imponendo il divieto dei tamburi e l’avere creato il registro per accreditare tutti gli striscioni. Tutto ciò mi sembra sinceramente una follia e su questo argomento presenterò anche un’interrogazione parlamentare. Se a tutto ciò aggiungiamo la crisi economica, ci rendiamo conto che il calcio sta attraversando un periodo nero».
Critico Italo Cucci: «Da anni scrivo che il monopolio della televisone avrebbe svuotato gli stadi. Non c’entrano gli scandali. Calciopoli del 2006 non ha creato disaffezione tra i tifosi che anche dopo gli scandali andavano allo stadio». Per il giornalista sportivo le motivazioni sono altre: «Innanzitutto la mania televisiva. In Italia abbiamo l’offerta più straordinaria che ci sia al mondo. Si può giudicare come invadente, ma d’altronde le tv a pagamento tengono in piedi il calcio italiano della serie A, B, della Coppa dei campioni, della Champion Laegue, dei campionati all’estero. In questi giorni è stato pubblicato il calendario delle partite e da qui a dicembre c’è una partita al giorno». Poi ci sono i soliti motivi: violenza, scomodità e prezzo del biglietto.  «Quest’anno – sottolinea – il biglietto è diventato un problema, arriva a costare anche 50 euro per una posizione intermedia. L’inchiesta pubblicata da Repubblica? Non credo che sia sensazionale come viene venduta. È come se dal ministero dell’Interno facessero sapere che è diminuita la violenza. Certo che è diminuita, quando avremo gli stadi vuoti non ne avremo più, ma non sarà certo merito delle forze di polizia. In Inghilterra, dove gli stadi sono pienissimi, bellissimi e aperti alle famiglie, sono stati risolti i problemi di ordine pubblico, sono molto comodi e si dà molto meno spazio alla tv a pagamento».
Un romanista doc come Mario Corsi, speaker di Radio Centro Suono Sport, osserva che c’è ben poco da meravigliarsi: «La crisi, il calcioscommesse, i presidenti inquisiti hanno reso questo sport poco credibile e hanno contribuito ad allontanare i tifosi dallo stadio. Con un’eccezione – spiega – tutto ciò non è successo con la Roma, perché Zeman è esattamente tutto il contrario di quello che abbiamo detto fino a ora. Con lui, quando la Roma scende in campo, lo stadio è sempre pieno di tifosi».