Serve un mese di navigazione
Crosetto: «In caso di pace dobbiamo essere pronti: avviciniamo due cacciamine a Hormuz»
Il ministro della Difesa ricorda che il tema della libertà di navigazione nello Stretto è sul tavolo di 40 Paesi e 24 si sono già detti disponibili a un intervento. Per l'Italia i paletti sono chiari: fine delle ostilità e via libera del Parlamento
L’Italia, in raccordo con i partner europei e internazionali, può dare un contributo importante per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ma solo con una vera tregua, con la corretta cornice giuridica e con il via libera del Parlamento. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo ha ribadito in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, dove è intervenuto insieme al ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Crosetto: «Hormuz fra i punti strategici più sensibili al mondo»
Entrambi gli esponenti del governo sono partiti da questi capisaldi, chiarendo, ciascuno per le proprie competenze, che «non siamo qui, oggi, per chiedervi di autorizzare una nuova missione militare né un ampliamento del perimetro operativo di quelle in essere, già definito dal Parlamento». «Ci muoviamo, vorrei fosse chiaro, all’interno delle prerogative attribuite al ministro della Difesa e nel quadro delle missioni militari all’estero già autorizzate dalle Camera», ha sottolineato Crosetto.
Il dossier sul tavolo di 40 Paesi: già 24 disponibili a una missione
Il ministro della Difesa ha dato conto dei contatti costanti con i partner europei e internazionali sulla necessità di garantire la sicurezza della navigazione a Hormuz, «uno dei punti strategicamente più sensibili del mondo», ricordando che «ad oggi, 40 Paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo stretto libero e percorribile, appena le condizioni lo permetteranno» e che «ben 24 di questi Paesi hanno già manifestato la loro disponibilità di massima a partecipare con assetti altamente specializzati, utili ad esempio a rimuovere le mine oggi presenti in quel tratto di mare».
Il tema della capacità di reazione «laddove “scoppiasse” la pace»
«Il tema subito emerso tra le Nazioni coinvolte a livello multilaterale – ha spiegato Crosetto – è quello dei tempi di reazione. Laddove “scoppiasse” la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione, a tutte le unità delle Nazioni alleate indicate, per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarci a quell’area, pur rimanendo a distanza di sicurezza». «Infatti – ha ribadito ancora il ministro – per quanto riguarda l’Italia, quando e se le condizioni e i paletti si verificheranno, sarà il Parlamento a valutare e decidere o meno di contribuire all’iniziativa internazionale e in che modo».
Le «capacità altamente qualificate» della Marina Militare italiana
L’eventuale contributo italiano, ha spiegato il ministro, «farebbe leva principalmente sulle capacità altamente qualificate della Marina Militare italiana, in particolare nel settore del contrasto alle mine; si dovrà valutare l’impiego o meno del supporto aereo, ambiti nei quali l’Italia dispone di eccellenze riconosciute a livello internazionale. Sappiamo infatti che il tema delle mine navali nello Stretto di Hormuz sarà da affrontare prima o poi».
Lo spostamento di due unità cacciamine «nell’ambito delle missioni già in corso»
«Pertanto, come detto – ha chiarito Crosetto – in via esclusivamente precauzionale, considerando i tempi necessari al trasferimento e al rischieramento degli assetti, stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto, inizialmente nel Mediterraneo Orientale e successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso, Mediterraneo Sicuro e Aspides, e sempre rigorosamente all’interno del quadro autorizzato delle missioni internazionali dell’Italia».
«Una scelta di responsabilità come quella di altri Paesi europei»
«Si tratta di assetti specialistici, altamente tecnologici, che richiedono settimane per essere trasferiti nell’area. Ed è proprio per questo che una pianificazione anticipata e un pre-posizionamento diventano elementi essenziali. Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani se sarà possibile. Una scelta di responsabilità come quella di altri Paesi europei», ha proseguito il ministro, ricordando che «la Francia, di fatto, si è già mossa», mentre Regno Unito, Germania, Belgio e altri partner «stanno sviluppando analoghe attività di pianificazione e predisposizione prudenziale di assetti specialistici».
Le due condizioni necessarie per un eventuale intervento a Hormuz
«Questo approccio, meramente funzionale, consentirà all’Italia, qualora maturassero finalmente le condizioni per una stabilizzazione dell’area, e fatte salve le valutazioni e le decisioni del Parlamento, di poter contribuire, senza ulteriori ritardi, a eventuali iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza della navigazione», nel pieno rispetto dei principi del diritto internazionale che «ci portano a doverci preparare e organizzare per interventi cautelativi, comunque e in ogni caso di carattere difensivo e conformi alle necessità».
«Prudenza» e «responsabilità istituzionale»
Quindi un richiamo alla responsabilità istituzionale che Tajani ha rivolto come appello alle forze parlamentari e Crosetto ha declinato lato governo: «Lo ripeto ancora una volta, a scanso di equivoci, non stiamo qui oggi a chiedere al Parlamento di autorizzare una nuova missione né di modificare il mandato già approvato o l’area operativa già definita. Con responsabilità istituzionale, stiamo invece informando il Parlamento delle ragioni che ci portano a predisporre, con prudenza, gli strumenti necessari a contribuire eventualmente al ripristino tempestivo della sicurezza in uno snodo fondamentale per gli equilibri globali».
La necessità di «farci trovare pronti, insieme ai nostri partner»
«Ogni giorno perso, ogni rinvio, ogni incertezza e anche ogni paura, determina un prolungamento degli effetti che l’attuale situazione di instabilità sta producendo sulla sicurezza energetica, sul sistema produttivo, sulla competitività delle nostre imprese e, più in generale, sulla vita quotidiana e sul benessere economico delle famiglie», ha quindi concluso Crosetto, ricordando che la linea italiana è e resta quella di «tenere insieme le ragioni della sicurezza e quelle dell’iniziativa diplomatica, nel solco della migliore e più nobile tradizione geopolitica dell’Italia. Questo resta il punto centrale della nostra azione: farci trovare pronti, insieme ai nostri partner, esattamente dove pensiamo possa servire».
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