L'election day
Usa al voto per le midterm, Trump: “Sono le elezioni di metà mandato più importanti della storia”
Si vota anche per il rinnovo dei governatori, dei procuratori generali e per 164 referendum. I Democratici sono in vantaggi in tutti i sondaggi, ma gli analisti non escludono sorprese: con il tycoon "non sarebbe la prima volta"
Occhi puntati sul voto di midterm negli Usa, finalizzato al rinnovo delle principali istituzioni federali: il Congresso e circa un terzo del Senato. Ma in questo election day gli americani sono chiamati alle urne anche per l’elezione dei governatori di 36 Stati e 3 territori e dei procuratori generali e per 164 referendum, alcuni dei quali di altissimo peso politico come la tassa californiana sui super ricchi. Nonostante il voto non sia finalizzato a un cambio di presidente, tuttavia sarà un termometro per misurare il livello di consenso per l’amministrazione Trump. “Queste – ha detto il presidente Usa nell’ultimo comizio prima del voto – sono le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia”.
Un election day cruciale per Trump
Con ancora due anni di presidenza davanti, il tycoon si trova ad affrontare elezioni potenzialmente cruciali, in un momento difficile per il Partito Repubblicano. La stragrande maggioranza degli elettori ha manifestato preoccupazione riguarda il costo della vita. I prezzi di cibo e carburante sono aumentati vertiginosamente, in parte a causa dei dazi aggressivi imposti dal presidente e dell’impopolare guerra con l’Iran. Tutti questi elementi condizioneranno l’esito elettorale.
Negli ultimi mesi, Donald Trump ha registrato indici di gradimento ai minimi storici, si è quindi impegnato in campagna elettorale, partecipando come ospite a decine di comizi in tutto il Paese. Ma i prezzi elevati sono una preoccupazione per gli elettori di tutti gli schieramenti, il che contribuisce a spiegare perché abbia fatto campagna elettorale in territori tradizionalmente repubblicani, apparendo in Iowa e Kansas durante un ultimo weekend di intensa attività elettorale. Il suo partito ha inoltre investito centinaia di milioni di dollari in pubblicità elettorale in queste competizioni tradizionalmente sicure, come la corsa al Senato in Kansas.
I sondaggi premiamo i Democratici, ma gli analisti sono cauti
I Democratici sono fiduciosi: il partito si presenta alle elezioni con un vantaggio di 9 punti percentuali nelle votazioni generali per il Congresso, secondo un sondaggio della Cnn, e gli analisti hanno costantemente spostato a loro favore le previsioni sui seggi più contesi. I Democratici sono inoltre in vantaggio in cinque importanti corse al Senato, secondo i sondaggi del NYT-Siena. Da parte sua, il Partito Repubblicano si è tutelato con una ridefinizione senza precedenti dei distretti elettorali e sta difendendo i seggi al Senato negli stati a maggioranza repubblicana che hanno votato per Trump per ben tre volte.
Alcune proiezioni danno in bilico anche Stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas e i Final Polls del New York Times descrivono una situazione di vantaggio per i dem in tutti i sette stati che saranno decisivi per il controllo del Senato: Michigan, Kansas, Texas, Maine, Ohio e, anche se per un soffio, in Alaska e Iowa. Le rilevazioni sono accompagnate però da un atteggiamento di diffusa cautela, alla luce del fatto che dall’inizio dell’era Trump è già capitato che pronostici positivi per i democratici poi si siano rivelati sbagliati nel segreto dell’urna. Secondo lo stesso Times “c’è la reale possibilità” che questo possa succedere di nuovo: “I sostenitori del presidente Trump sono tendenzialmente restii a rispondere ai sondaggi, cosa che introduce quindi il rischio costante di un errore di valutazione”.
Il clima di incertezza tra i Repubblicani
In questo quadro di incertezza, tra i repubblicani serpeggia una forte preoccupazione che l’attuale quadro economico, che è alla base dei dubbi sull’esito del voto negli Stati roccaforte. “Gli Stati del Sud, gli stati del Midwest, il cuore dell’America: è lì che i repubblicani tendono a prosperare”, ha affermato Stephen Hawkins, direttore globale della ricerca presso l’istituto di sondaggi More in Common. “Ma è proprio lì che si stanno svolgendo le elezioni per il Senato, che sono tra le più interessanti in questo momento”. “I luoghi in cui il presidente Trump ha vinto con 10, 12 o 15 punti di vantaggio solo due anni fa nelle elezioni presidenziali, ora sono Stati in cui i democratici hanno concrete possibilità di conquistare un seggio al Senato”, ha aggiunto.
Trump rivendica i risultati economici e va all’attacco degli avversari
Nell’ultimo comizio prima del voto, Trump ha rilanciato con forza proprio sui temi economici. ”Il nostro intero Paese è in piena espansione. Stiamo vivendo un periodo di boom economico senza precedenti”, ha detto, sostenendo che gli iraniani ”vogliono raggiungere un accordo, e questo potrebbe accadere”, ma in ogni caso gli Stati Uniti stanno ”vincendo con l’Iran, vincendo facilmente”. ”Il petrolio oggi è sceso di dieci dollari, il calo più consistente della storia. Non c’è mai stato un solo giorno in cui il prezzo del petrolio sia calato così tanto. E scenderà ancora di più, perché stiamo vincendo con l’Iran”, ha assicurato il tycoon, che poi è andato all’attacco dei democratici.
Le midterm “più importanti della storia”
“Vogliono mandare tutto in fumo eleggendo jihadisti comunisti al Congresso degli Stati Uniti. Spero che gli elettori siano pronti a fare la cosa giusta”, ha detto Trump, per il quale ”il Partito democratico ha nominato la lista di candidati più estremista e pericolosa della storia americana. Sono i candidati più pericolosi mai presentati”. Queste sono ”le elezioni di metà mandato più importanti della nostra storia”, ha aggiunto il presidente Usa, la cui esortazione è stata: ”Non lasciamo vincere le elezioni a persone che odiano il nostro Paese”.