Scoperto e denunciato
Torino: il vile inganno di don Salam, il falso prete egiziano che confessava, benediceva e officiava le messe in 4 chiese
“Lo abbiamo allontanato e denunciato alla Procura della Repubblica per l’ipotesi di truffa”, annuncia Alberto Riccadonna, portavoce dell’arcivescovo Roberto Repole della Curia di Torino. Ha preso i dovuti provvedimenti ma la ferita brucia: il falso prete, don Salam, o padre Salam, immigrato egiziano, spacciatosi per presule cristiano copto, ha preso in giro decine e decine di fedeli. Ha confessato, assolto, benedetto, officiato messe, sostituito veri sacerdoti in cerimonie e pubbliche iniziative. Secondo le cronache dei giornali locali, il giovane egiziano sostenevadi essere arrivato sotto la Mole per combinare il sacerdozio con gli studi universitari, iscritto ai corsi del Politecnico di Torino. Tutto falso: non era un seminarista, un prete e neanche uno studente.
La truffa di padre Salam ai fedeli di Torino
Salam Faragalla è stato poi smascherato da un fedele che aveva capito tutto e lo ha denunciato alla Curia. Il 25enne di origine egiziana arrivato lo scorso giugno nel quartiere Pozzo Strada, a Torino, era riuscito a ottenere l’accoglienza della diocesi e a collaborare con diverse parrocchie cittadine Faragalla si era presentato a don Davide Pavanello, parroco di Santa Rosa da Lima, sostenendo di appartenere alla Chiesa copta e di essersi trasferito in Italia per frequentare il Politecnico di Torino. A sostegno del suo racconto aveva esibito una documentazione ecclesiastica che indicava il 31 gennaio 2025 come data della sua ordinazione. Il giovane aveva così iniziato a concelebrare Messe e, successivamente, a sostituire altri sacerdoti, anche nelle chiese di San Leonardo Murialdo e Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Faragalla ha ricevuto solo vitto, alloggio e il gettone previsto per le celebrazioni, e parlava bene l’italiano. Secondo don Pavanello, davanti alla scoperta ha negato tutto. Il Codice di diritto canonico, al canone 1379, prevede per chi non è sacerdote e tenta di celebrare l’Eucaristia o impartire l’assoluzione sacramentale l’interdetto automatico. Non la scomunica automatica. Quest’ultima può essere eventualmente aggiunta in relazione alla gravità del caso.
Secondo Repubblica, a Faragalla potrebbe essere contestato il reato di truffa. Non quello di usurpazione di abito ecclesiastico, che è stato depenalizzato ma resta un illecito amministrativo, punito con una multa fino a 929 euro. Al piano penale si possono aggiungere le sanzioni del diritto canonico, come la scomunica latae sententiae, che scatta in modo automatico una volta scoperto l’inganno.