Mai dire mail
Dalla scarcerazione di Siher all’oltraggio alla bandiera che i giornali hanno ignorato: i lettori scrivono al Secolo
Questa settimana la posta dei lettori spazia dalla filosofia del linguaggio alla sicurezza, dalla cultura dei giovani a un caso arrivato dall’Austria. Le opinioni sono quelle degli autori.
Le parole come atti: la lettera su Austin
Cristiano Martorella, da Genova, critica la scarcerazione dell’attivista filopalestinese con un argomento insolito. Secondo lui si sbaglia a dire che esprimere un’idea non sia mai reato, perché le parole hanno anche un valore «performativo». Richiama la teoria degli atti linguistici di John Austin, esposta in Come fare cose con le parole: lo sposo che dice «sì» in chiesa non conversa con il prete, ma stipula un contratto. Allo stesso modo, sostiene, chi invita alla rivolta su internet compie un’azione. Da qui l’invito ai magistrati a studiare Austin.
«Capire non significa giustificare»: l’attacco alla sinistra
Lo stesso Martorella torna a scrivere sul rapporto tra la sinistra e la protesta radicale. A suo parere, nelle interviste televisive i politici di sinistra premettono la condanna delle violenze ma poi elencano una lunga serie di motivazioni a favore della protesta, per concludere che capire non è giustificare. In concreto, scrive, fanno ciò che negano. Ne ricava che la sinistra stia «teorizzando l’uso della violenza politica» contro i suoi avversari, e invita a denunciare chi si proclama democratico ma lavora contro le istituzioni dello Stato liberale.
Il caso Siher: «Il problema non si risolve con un arresto»
Pasquale Graziano, da La Spezia, interviene sull’arresto di Youssef Siher con un giudizio critico verso entrambi gli schieramenti. Pensare, come fa il centrodestra, che l’arresto chiuda la questione è per lui «semplicistico e superficiale». Altrettanto grave, a suo avviso, è difendere Siher come fa la sinistra, perché metterebbe a rischio le generazioni future. Il lettore sostiene inoltre che l’Islam non sia solo una religione ma un sistema che coinvolge politica, cultura, economia e società, e cita il Libano come esempio di ciò che teme.
Giovani «svuotati»: la risposta a Nisticò
Dopo l’articolo di Ulderico Nisticò dell’1 novembre, un lettore, G. P. Centofanti, propone una riflessione sulla cultura contemporanea. Viviamo, scrive, in un’epoca di «tecnicismo a tutto campo», svuotante e omologante. Parlare di valori in modo prefabbricato è inutile, a suo giudizio, se non si aiutano le persone a cercare sé stesse e a capire in cosa credono: chi impone valori senza rispettare questa ricerca rischia di favorire lo sbandamento di tanti giovani. La via della rinascita passa, conclude, da luoghi di formazione vissuta e dal confronto con chi ha visuali diverse.
La rettifica: «Non c’entriamo con l’Informer»
Dalla Lista Studentesca arriva una precisazione sull’irruzione nella sede dell’emittente serba Informer. Gli studenti respingono ogni coinvolgimento e dichiarano di aver invitato, con vari post, a non fare «giustizia privata» e ad affidarsi alle istituzioni. Contestano inoltre la lettura che attribuirebbe al movimento un orientamento politico preciso: la Lista, scrivono, riunisce forze ideologiche diverse e per ora non si schiera né a destra né a sinistra. Chiedono infine di non diffondere ricostruzioni che, a loro avviso, servono solo ad attaccare gli avversari.
Dall’Austria: la sciarpa gettata a terra
Chiude la rubrica una segnalazione arrivata da Vienna. Moriz Jeitler, consigliere dell’AktionsGemeinschaft (frazione studentesca moderata vicina al PPE) nella Rappresentanza federale dell’Unione degli studenti austriaci (ÖH), racconta che poco prima della festa nazionale del 26 ottobre ha consegnato ai vertici dell’associazione socialista VSStÖ una sciarpa rosso-bianco-rossa, chiedendo di indossarla il giorno della festa. Un anno fa la stessa associazione aveva invitato a togliere le bandiere nazionali con lo slogan «Abbasso le bandiere austriache».
La co-presidente dell’ÖH, Selina Wienerroither, ha gettato la sciarpa a terra tra applausi e risate. La scena, ripresa nella diretta YouTube della seduta, ha fatto il giro dei social con centinaia di migliaia di visualizzazioni. Secondo l’autore, la formazione ha chiesto alla polizia di Vienna di verificare l’ipotesi di vilipendio dei simboli dello Stato (§ 248 del codice penale austriaco).