Algoritmo e quote rosse
Il Friuli punta su Taylor Mega come testimonial e il Pd s’inalbera su costi e non solo: non è un influencer abbastanza di sinistra
La Regione sceglie la star dei social friulana doc per la promozione turistica, scatenando la levata di scudi dei dem sostenuti dai soloni del "Fatto Quotidiano" tra doppiopesismo ideologico e moralismo economico a targhe alterne
Taylor Mega friulana doc e content creator con seguiti da record scelta come testimonial del Friuli: e la sinistra s’indigna e si scapriccia baloccandosi con il solito giochino del due pesi e due misure. E rieccoci qua: ancora una volta a parlare dei due pesi e delle due misure di una sinistra che nel tentativo di attaccare qualunque iniziativa degli avversari politici finisce per smentire e auto-delegittimare se stessa. Ma procediamo con ordine, anche perché i riferimenti e i precedenti scomodi da citare sarebbero davvero tanti, quindi meglio capire da cosa tutto trae origine.
Taylor Mega testimonial del Friuli: e la sinistra alza gli scudi
Dunque, come rilanciato da Il Giornale e rimbalzato sui social, il Friuli-Venezia Giulia sceglie di affidare la promozione del proprio territorio a una delle sue figlie più seguite sulla Rete: l’influencer friulana Taylor Mega. Un contratto eventualmente da 87.600 euro per otto post: una cifra del tutto in linea con le tariffe di mercato per un profilo da 2,6 milioni di follower, capace di generare milioni di visualizzazioni.
Adesso l’algoritmo non va bene perché non è una quota rossa?
Eppure la notizia fa storcere il naso ai radical chic che, rilanciati dal Fatto Quotidiano, si sono dimostrati pronti a levare gli scudi in nome dell’immediata indignazione del Partito democratico locale, e a gridare allo scandalo e allo sperpero di denaro pubblico. E allora ecco il perché del “rieccoci qua”: perché ancora una volta assistiamo a una polemica ideologica che maschera male il pregiudizio contro l’universo social non illuminato da luce “sinistra”. Ma basterebbe semplicemente considerare che, da che mondo è mondo, la promozione turistica si fa dove c’è pubblico. E oggi il pubblico vive sugli schermi degli smartphone.
Perché Taylor Mega, ma Chiara Ferragni e Elodie in purezza social dem sì?
Pertanto, criticare Massimiliano Fedriga per aver scelto un volto noto e nazionalpopolare significa rifiutare la realtà economica dei nostri tempi, ma ad orologeria studiata. Un cortocircuito, peraltro, che appare ancora più evidente se si pensa alla memoria selettiva dei dem in rivolta contro Taylor Mega (o meglio, contro il suo ingaggio): gli stessi che oggi fanno i bacchettoni gridando allo scandalo per un contratto istituzionale di mercato, e che sono gli stessi spettatori attivi di una platea rossa da cui si sono beatamente spellati le mani per anni ogni volta che potevano contare sui post militanti. Sugli endorsement a senso unico. E sui sermoni social dei loro beniamini: da Chiara Ferragni a Elodie. Passando per le uscite ad hoc di rapper e cantautori.
Taylor Mega anima la crociata del Pd
Come a dire: quando la vetrina social suona la marcia progressista va bene tutto. Se invece a muovere i follower è una Regione di centrodestra per valorizzare le bellezze locali, scatta improvvisamente il moralismo d’accatto. Ma forse c’è anche di più, nella misura in cui dietro l’attacco frontale all’imprenditrice digitale è possibile intravedere il solito doppiopesismo dei sedicenti paladini del politicamente corretto.
I guardiani del moralismo economico e social a corrente alternata
Già, perché sembra quasi che in Italia una donna non possa essere “scritturabile” se lontana dai soliti circuiti militanti, senza finire sul banco degli imputati. E con tanto di annessi e connessi di chi si riempie la bocca di principi del femminismo e dell’emancipazione femminile, ma che poi finisce regolarmente per farsi venire i mal di pancia davanti a donne forti e fuori dagli schemi, ma che non rispondano ai dogmi della propria ideologia e agli stereotipi woke.
E alla fine della fiera delle recriminazioni e della levata di scudi mossa dai guardiani del moralismo a corrente alternata, ci viene in ultimo da obiettare semplicemente che investire sui canali contemporanei e sui volti che i giovani seguono davvero non è un lusso, ma una scelta di buonsenso e di visione imprenditoriale e social (e).