Il solito rito d'autunno
Scuola, scatta la risposta alle occupazioni e agli “sfacciamo tutto”. Prof e studenti presidiano di notte i cancelli per difendere lo studio
Nelle scuole professori e studenti (la maggioranza numerica) rispondono alle occupazioni, spesso accompagnate da atti di violenza, con la forza della ragione invocando forme di confronto alternative. No al rito annuale dello “sfasciamo tutto”. Parliamo di docenti che la notte presidiano i cancelli della scuola per evitare possibili occupazioni. Di dirigenti che chiedono un rafforzamento della vigilanza da parte delle forze dell’ordine. Ma anche lettere aperte e appelli a sostegno delle ragioni della protesta studentesca ma che invocano altre modalità.
Scatta la risposta di professori e studenti alle occupazioni
All’Itis Enrico Fermi di Roma un gruppo di insegnanti ha organizzato turni di vigilanza notturna per evitare di trovare al mattino l’ingresso dell’istituto sbarrato, con il blocco delle lezioni. In alcuni licei l’intervento delle forze dell’ordine ha impedito l’occupazione violenta e il “sequestro” degli studenti contrari. La risposta del mondo della scuola assume forme diverse, dicevamo. All’istituto Russell-Newton di Scandicci, in provincia di Firenze, oltre 70 professori hanno firmato una lettera aperta che definisce l’occupazione “una prepotenza” capace di interrompere il servizio pubblico e impedire il confronto.
Appelli e lettere aperte: l’occupazione è una prepotenza
Al liceo Virgilio di Empoli, 88 professori hanno sottoscritto un documento in cui riflettono sull’occupazione dell’istituto. “Crediamo che la democrazia non si eserciti solo attraverso i canali di interlocuzione riconosciuti dalle istituzioni. Ma prenda forma anche nelle pratiche che interrompono l’ordinario, rendono visibili le contraddizioni e portano nello spazio pubblico questioni rimaste inascoltate”, scrivono i docenti. Allo stesso tempo chiedono che la mobilitazione mantenga un carattere “organizzato, responsabile e nonviolento” e auspicano “la ricomposizione di un dialogo condiviso”.
Giannelli: quest’anno un’escalation dovuta all’emulazione della Francia
Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, intervistato dall’Adnkronos, fa il punto sulle mobilitazioni di questo autunno. “Ogni anno si verificano situazioni del genere”, dice osservando però un inasprimento dovuto “all’emulazione dei fatti francesi”. Ma anche al contesto internazionale. “Tutti fattori che contribuiscono a rendere più caldo il clima”. Detto questo le scuole in fermento sono una piccola minoranza. Le scuole occupate sono “circa un centinaio” su 2.700 istituti superiori presenti in Italia. Un fenomeno ristretto con studenti “spesso manipolati e strumentalizzati da persone esterne alla scuola, centri sociali ed estremisti”.
“È un fenomeno ristretto. I reati non si devono commettere”
Giannelli ricorda anche che “l’occupazione è un reato” e distingue il diritto costituzionale di manifestare dal blocco delle attività scolastiche e dall’occupazione degli edifici pubblici. Non si deve abbassare la guardia. “I reati non si devono commettere. Essere tolleranti rispetto a una situazione di illegalità è un fatto che può indurre alcuni a pensare che non si possa e non si debba mai intervenire, che non sono affari della polizia”. Il parere del rappresentante dei presidi italiani è chiaro: “Manifestare il proprio dissenso, pacificamente, è un diritto. Non lo è più impedire ad altri di entrare a scuola e fare lezione“. Per non parlare dei danneggiamenti: “Ogni anno facciamo la conta dei danni e si parla di milioni di euro. Si protesta per avere più risorse per la scuola, ma il risultato netto delle occupazioni sono milioni di euro di danni che paga la collettività”. Quanto alle motivazioni Giannelli fa notare che gli studenti dispongono già di strumenti di partecipazione e rappresentanza, dai consigli di classe ai consigli d’istituto fino alle consulte studentesche e ai forum nazionali: “Gli spazi per dire la propria ci sono”.