Vangelo della domenica
Perché Dio sembra sempre in ritardo (invece è puntualissimo)
Il Vangelo di questa trentaduesima settimana del tempo ordinario ci racconta la parabola delle dieci vergini che aspettano lo sposo ritardatario (Mt 25,1-13). Oggi è la sposa ad arrivare tardi ma, a prescindere da quale dei due promessi sposi non sia puntuale, è un bene che non arrivi secondo i nostri schemi, perché il ritardo ci educa all’attesa. Ritorneremo su questo tema nel tempo di Avvento ormai vicino.
Nell’Antico Testamento Dio ci ricorda che i suoi progetti non sono i nostri, perché quanto è distante il cielo dalla terra, tanto sono lontani i suoi pensieri dai nostri. Ne deduciamo che potremmo essere solo noi a considerare “ritardo” ciò che per il Signore è in perfetto orario.
Ecco allora l’importanza di sintonizzarci sulla stessa lunghezza d’onda del Creatore. In che modo? Innanzitutto con la preghiera, attraverso la quale ci è permesso di entrare nel cuore e nella mente del Signore, di capire la sua volontà e la nostra vocazione. Dalla preghiera nascono la sapienza e la pazienza, mediante cui riusciamo a vivere pienamente il presente senza l’ansia da arrivismo e da prestazione.
In questo secolo abbiamo voluto illuderci che l’esperienza da vivere dovesse essere sempre totalizzante e immediata. E dove ci ha portato la filosofia del “tutto e subito” se non a frustrazioni, nevrosi e insoddisfazione? Perché l’uomo è per sua natura un animale in attesa, e anche chi non ha fede nel Dio di Gesù Cristo non si accontenta di quanto sperimenta quotidianamente.
Le suggestioni del mondo rischiano di farci assopire, di farci dimenticare la nostra essenza. Il pericolo è quello di perdere di vista il fine della nostra vita, l’amore che dobbiamo necessariamente incontrare perché in sua assenza tutte le nostre attività perdono senso. Nella parabola lo sposo alla fine arriverà di notte: chi sa attendere riuscirà a scoprire che anche i momenti di buio non sono incidenti di percorso ma occasioni propizie per imparare ad amare.