Il sondaggio
La sinistra rilancia il Reddito di cittadinanza, ma il 60% dei lettori chiede meno sussidi e più lavoro
Su 1.564 partecipanti, il 28,8% ritiene sufficiente l’Assegno di inclusione introdotto dal governo Meloni. Il 26,9% liquida invece il ritorno della misura grillina come nostalgia assistenzialista
Il Reddito di cittadinanza torna a bussare alla porta del campo largo, ma nel sondaggio del Secolo d’Italia non è il passato a vincere. La risposta più scelta sposta infatti completamente il terreno della discussione: meno sussidi, più lavoro, salari, formazione e strumenti capaci di rendere le persone autonome dall’assistenza.
Basta Reddito di cittadinanza
È questa l’opzione indicata dal 44,3% dei 1.564 partecipanti. Il 28,8% ritiene invece inutile riesumare una nuova versione del Reddito perché il governo Meloni ha già introdotto l’Assegno di inclusione, destinato ai nuclei fragili e accompagnato da requisiti e percorsi di attivazione. Il restante 26,9% è ancora più netto: riproporre quella misura, anche corretta, significa tornare a una ricetta assistenzialista che ha già mostrato i propri limiti.

Tre percentuali abbastanza equilibrate, dunque, ma una direzione comune emerge: la povertà non si risolve semplicemente rimettendo in circolo soldi a pioggia con qualche ritocco.
Conte lo rimette sul tavolo
A riportarlo al centro della discussione è stato Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle ha annunciato che il Reddito di cittadinanza farà parte dei venti punti con cui il M5S si presenterà ai tavoli per il programma comune del centrosinistra. Conte ha però precisato che la misura dovrà essere «assolutamente rivista» alla luce dell’esperienza maturata. Qualcuno si dev’essere accorto degli errori del passato.
Ed è proprio qui che iniziano le differenze dentro il campo largo. Il Pd guarda soprattutto a salario minimo, contrattazione e tutela dei redditi da lavoro. Avs ragiona su strumenti ancora più estesi, fino al reddito universale. Italia Viva, al contrario, resta contraria al vecchio Reddito e punta su politiche attive, formazione e riduzione del peso fiscale sul lavoro.
Insomma, il Reddito è tornato. L’accordo su che cosa debba essere, molto meno. Come sempre, non hanno idee condivise.
C’è già l’Assegno di inclusione
C’è poi un dato che pesa sul confronto. Dal gennaio 2024 il Reddito è stato sostituito dall’Assegno di inclusione, insieme al Supporto per la formazione e il lavoro. Secondo gli ultimi dati Insp disponibili, aggiornati a giugno 2026, oltre un milione di nuclei familiari ha ricevuto almeno una mensilità dell’Adi dall’avvio della misura, coinvolgendo circa 2,4 milioni di persone. A giugno i nuclei beneficiari erano 690mila, con un importo medio di 672 euro.
È su questo terreno che si colloca quel 28,8% secondo cui non serve inventare un altro misura assistenziale: uno strumento contro la povertà esiste già.
Sinistra, rispondi!
Ma il dato che prevale è un altro. Quel 44,3% sembra voler uscire dalla disputa infinita sul nome del sussidio e spostare la domanda a monte: come si fa a evitare che una persona abbia bisogno di viverne?
Ed è forse su questo che il campo largo non ha proprio una risposta.